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Secondo i dati comunicati da Acea relativi ai 27 mercati dell’Unione Europea, Malta esclusa, a maggio le immatricolazioni di autovetture hanno subìto un ulteriore brusco calo, con il targato che segna una contrazione del 52,3%. Sebbene in molti Paesi le misure restrittive imposte dalla pandemia siano state rese meno severe, il numero di auto nuove vendute in tutta l’Unione Europea è passato dalle 1.217.259 unità di maggio 2019 alle 581.161 autovetture attuali. Cali a due cifre per ciascuno dei 27 mercati dell’Unione, ma di certo più contenuti rispetto all’aprile più oscuro che la storia dell’auto ricordi. Scendendo nel dettaglio dei singoli Paesi, la Spagna è risultata il mercato con il peggior esito mensile (‐72,7%), per la Francia vendite dimezzate (‐50,3%), così come per Italia (‐49,6%) e Germania (‐49,5%). Nei risultati dei primi 5 mesi di quest’anno si sommano, nell’intera Europa, perdite per quasi 3 milioni di automobili con un disavanzo del 42,8%. Sempre nel cumulato, situazione con risultati mediamente dimezzati anche per i Gruppi. Volkswagen si difende bene nella pandemia: porta la propria quota al 26,2%, scontando un -38,4% nel cumulato. Psa perde il 48,7% e oltre 550mila targhe; identica decrescita per Renault ma con 350mila unità al passivo; Fca accusa un -49,9% con 224mila auto in meno.
Mercato Europa - Maggio 2020 - Vendite per Gruppi e Marche
Mercato Europa - Maggio 2020 - Vendite per Paese

Barche diverse, ma il mare è uguale per tutti

In un film di qualche anno fa, Woody Allen raccontava la storiella delle due anziane signore ricoverate in una casa di cura. Sedute allo stesso tavolo, consumano un pasto. All’improvviso la prima dice: il mangiare qui è veramente orrendo. La seconda risponde: sì, e poi le porzioni sono così piccole... 
Ecco: più o meno la storia degli incentivi per l’acquisto delle auto stanziati dal Governo lo scorso anno e poi ancora nella Legge di Bilancio 2021. Si è sentito dire: sbagliata la tempistica, sbagliata la distribuzione, utili solo ad anticipare la domanda e quindi non realmente efficaci per rimettere in piedi il sistema. Eppure: perché porzioni così piccole?, si è alla fine sentito chiosare.
È vero: si poteva fare di più e si poteva fare meglio. E probabilmente sì, non hanno fatto e non faranno che anticipare la domanda, e si esauriranno troppo presto, e danneggeranno il mercato dei mesi a seguire… Tutto quel che si vuole. Ma resta il fatto che gli incentivi sono stati una conquista preziosa. Un passo avanti, e sudatissimo se si considera che una larga parte di quanti governano il Paese ritiene che l’unica auto realmente ecologica è l’auto che non esiste – non perché non è stata ancora inventata, ma perché l’auto non dovrebbe proprio esistere.
Per il settore auto italiano ci sono state cose buone anche dentro la tempesta del Covid, nell’infame 2020, ci ha ricordato il presidente di Federauto, De Stefani Cosentino. Su tutte la consapevolezza acquisita che, chiunque governi la nave, chiunque sia in sala macchine, il mare è lo stesso per tutti i naviganti. E quando si ingrossa a dismisura si fa squadra, si lavora tutti nella stessa direzione per portare la nave in porto. Le Case auto e le Reti di distribuzione, con l’eccezione di pochi casi, hanno lavorato insieme. E insieme hanno lavorato le associazioni della filiera. 
Al di là di risultati di mercato, fatturati, utili, questo è il lascito più prezioso del 2020. Non era scontato che andasse così, e lo conferma il fatto che – non appena svoltato l’angolo del 2021 – come se si fosse entrati in un’epoca altra, come se tutto fosse finito, il microcosmo di eletti che guida il Paese è subito tornato alle vecchie abitudini, nel tentativo forse di ristabilire la vecchia normalità (che invece non tornerà più), quella in cui all’improvviso c’è chi sfila una carta dal castello che fin lì si era miracolosamente tenuto in piedi e fa crollare tutto. La voglia di rissa, di menare le mani, è diffusa; la nuova normalità, gli impedimenti, i divieti generano pressioni enormi - ce lo dicono, anche, le torme di ragazzi che si danno appuntamento in questa o quella città per suonarsele di santa ragione. E ci si può spingere fino a comprendere come la costrizione possa generare desideri di rivolta. 
Ma è qualcosa che non porta da nessuna parte. Il sistema sano si salva proprio come tale, come sistema. Il settore auto in Italia ha certamente scelto questa strada. Non sarà per sempre, è certo: è stato però nel momento giusto, quando davvero serviva. 

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