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Con 1.066.000 nuove immatricolazioni il mercato dell’Unione Europea (27), Malta esclusa, chiude il mese di febbraio con un calo del 7,2% su base tendenziale. Un risultato, del tutto simile a quello di gennaio, che conferma il trend al ribasso dei mercati continentali dell’auto. Il primo bimestre non può che risultare negativo, e lo scarto sull’analogo periodo del 2019 è del 7,3%. Segno meno distribuito sulla gran parte dei Paesi comunitari. Nella top 4 il dato meno confortante riguarda la Germania: il -10,7% di febbraio conferma l’andamento con il bimestre che va a -9,0%. Male anche la Spagna in calo del 6,0% a febbraio con il cumulato a - 6,8%. Piccolo rimbalzo per la Francia, che dopo il -13,4% di gennaio, a febbraio contiene le perdite con un -2,7% e porta il periodo gennaio-febbraio a -7,8%. Allo stesso modo la situazione dei Gruppi mostra i chiari segnali di una crisi, con Volkswagen che a febbraio perde il 5,3%, Psa si ferma a -8,9%, Renault a -14,3% e Fca a -7,0%. Un quadro depresso le cui ragioni vengono attribuite all’indebolimento dell’economia globale e alla conseguente incertezza dei consumatori. Cause che appariranno poca cosa di fronte alla pandemia del Coronavirus che in questi momenti sta tormentando 159 Paesi in tutto il Mondo.
Mercato Europa - Febbraio 2020 - Vendite per Paese
Mercato Europa - Febbraio 2020 - Vendite per Gruppi e Marche

Il terzo lato del triangolo, il nostro convitato di pietra

Francesco è un insegnante e abita a Roma. Oggi ha deciso di andare al lavoro in centro senza prendere l’auto. Prende la bicicletta, perché “è il mezzo migliore per mantenere il distanziamento sociale, mi tiene in forma, è economica e, soprattutto, non inquina”.
Vediamo Francesco in bici: pedala su piste ciclabili che finiscono nel nulla, o su una scalinata, o contro un cavalcavia, o dentro il Tevere. Lo vediamo abbandonare la bici e optare per l’autobus: attende alla fermata per dieci minuti, un quarto d’ora, mezz’ora: inutilmente. Rinuncia, e opta per il car-sharing. Vediamo Francesco trafficare con lo smartphone solo per scoprire che la zona in cui si trova non è coperta dal servizio. Conclusione: “Basta, non possiamo ripartire se non cambiamo la mobilità delle nostre città”, dice Francesco, che poi indossa una maschera antigas e si avvia a piedi per le strade di Roma.
Tutto questo lo vediamo in un video, “2020 – Odissea della mobilità”, realizzato e lanciato da Greenpeace Italia in occasione della settimana della mobilità per “mostrare le difficoltà che vive quotidianamente chi cerca di muoversi all’interno della propria città”. 
Paradossale: è uno spot per l’automobile di proprietà. Affermazione cinica, ma tant’è: l’automobile forse non emoziona più come una volta, ma se ancora ha a che fare con la libertà, è proprio con la libertà di trovarla e usarla quando si vuole che ha a che fare. La nostra automobile. A Roma, certamente; e in tante altre città meno attente a sé e a chi le abita di questa Italia che viaggia a più velocità – una lenta, una molto lenta, un’altra praticamente ferma, e non soltanto perché siamo nel tempo dell’emergenza sanitaria.

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