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A febbraio il mercato italiano delle auto nuove è crollato: -8,8% sullo stesso mese del 2019, che già aveva registrato un -2,4%. Le immatricolazioni sono state 162.793, il che porta il totale del primo bimestre a quota 318.545 unità, con una decrescita pari a -7,3%. Tutta colpa del Coronavirus? Solo in parte, se è vero che l'immatricolato del mese è frutto di ordini in genere effettuati con largo anticipo. Resta però altrettanto vero che, non soltanto nelle zone rosse e gialle, quelle più colpite dal virus, a febbraio si segnala un forte rallentamento dell'affluenza negli showroom così come degli ordini: questo significa che gli effetti dell'epidemia il mercato dell'auto li sconterà anche nei mesi a venire. 

Tornando ai risultati di febbraio, l'analisi della struttura del mercato per utilizzatore evidenzia la contrazione forte dei privati: -19,4% e quota scesa al 51,6% (nel bimestre la flessione è del -16,7%). In negativo anche le società (-13,4%), nonostante l'attività di autoimmatricolazione da parte dei Concessionari. Positivo, dunque, soltanto il noleggio, trainato dal breve termine: +18,1% a febbraio e +18,3% nel bimestre, con la quota di mercato vicina al 30%. Per quanto riguarda le motorizzazioni, stante l'ormai cronico calo del diesel (-30,3%), accompagnato a febbraio anche dalla lieve contrazione della benzina (-3,3%, anche se la quota di mercato nel bimestre è in crescita), si registrano il +88,9% delle ibride, il +79,3% del metano e il +916,6% delle elettriche, salite all'1,6% di quota., 

Sul fronte dei Concessionari, evidentemente molto allarmati, queste le parole di Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto. "Nelle regioni del nord Italia, quelle più colpite dall’emergenza Coronavirus, assistiamo al sostanziale fermo dell’attività nelle zone rosse e, nelle zone gialle, al forte rallentamento delle visite in salone, della raccolta ordini e delle operazioni di assistenza, con le disdette in officina che raggiungono anche punte del 40%. Le misure appena varate dal Governo non sono sufficienti a sostenere le imprese e i lavoratori che si trovano al di fuori delle zone rosse. In mancanza di interventi di politica economica efficaci, prevediamo per il 2020 una flessione del mercato che può raggiungere anche il -10%. Federauto non può che esprimere la preoccupazione per le aziende associate situate nelle zone più a rischio e lo ha fatto trasferendo le informazioni necessarie al ministro dello Sviluppo Economico”.
Mercato Italia - Febbraio 2020 - immatricolazioni per marca

È rivoluzione se la fa il popolo, altrimenti è colpo di Stato

Quale lezione utile si può trarre dalla brutta storia della Superlega europea di calcio? Che senza il coinvolgimento del popolo (gli utenti, nel caso) una rivoluzione non solo non è tale, ma nemmeno riesce – un colpo di Stato fallito, al più. Che ai tempi della iper-comunicazione, la linea sottile che separa il successo di un’iniziativa dal suo fallimento è costituita anche dalla giusta comunicazione (trasparente, fatta a tempo, inclusiva). Che l’utente, il consumatore, infine: il cliente, non sempre è soltanto pecora che paga e tace, e che quando si afferma che oggi guida il cliente, è necessario avere l’accortezza di capire che è davvero così, e agire quindi di conseguenza. Certo: parliamo di calcio, forse l’ultimo terreno sul quale il popolo è disposto a fare la rivoluzione; e parliamo di un’iniziativa che ha avuto la capacità di scontentare tutti, in tutto il mondo e a tutti i livelli, con l’esclusione di 12 consigli di amministrazione (e solo per qualche giorno: la retromarcia di alcuni di essi è stata pressoché immediata); e parliamo comunque di interessi miliardari in ballo che viaggiano ben al di sopra delle teste dei clienti del calcio. Ma ci piace pensare che è dal basso che sia davvero partita la spinta contro-rivoluzionaria, e che l’emorragia dei partecipanti al tentato colpo di Stato sia cominciata grazie alla reazione, di pancia e di cuore, del popolo tradito. 

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