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Inizio in rosso per il mercato dell'auto 2020. Secondo i dati diffusi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, gennaio ha chiuso a -5,9% rispetto allo stesso mese del 2019 (anche a causa del giorno lavorativo in meno), con 155.528 immatricolazioni contro le 165.271 di 12 mesi fa. Un risultato negativo spalmato su tutto il territorio italiano, se è vero che il solo Nordest ha chiuso con un (modesto) segno positivo, a +0,9%.
Guardando ai canali di vendita in particolar modo si evidenzia, in questo quadro, la caduta libera degli acquisti da parte dei privati, che hanno registrato nel mese un -14% (92.000 unità) in volumi, mentre la quota è calata al 58,8%, vale a dire di 5,5 punti percentuali. Molto bene, come d'altro canto sul finire del 2019, il noleggio: +18%, con il breve termine sugli scudi (+28%) e il lungo termine a ruota (+18%). Contrafzione anche per le vendite a società (-4,3%). Chiusura in positivo per le autoimmatricolazioni da parte di Dealer e Case (soprattutto).
Per quanto riguarda le alimentazioni, se la discesa continua del diesel (-23% e quota di mercato al 33,5%) ormai non fa notizia, notevole è invece quella della benzina (-3,0%). Gennaio è così stato il mese delle "alternative": ibride a +82% e quota del 10%; elettriche a +587% (ma 1.900 unità...) e una quota dell’1,2%; metano a +136%. In contrazione, invece, il Gpl, a -21%.
Infine le emissioni di CO2: il dato medio di mercato del mese è in calo (-6,4%), con 113,0 g/km contro i 120,7 g/km dello stesso mese del 2019.
Il commento di Michele Crisci, presidente di Unrae: "In un quadro economico e geopolitico globale di grande incertezza, con ripercussioni negative sul nostro Paese, come evidenziato dalla brutta partenza del mercato auto 2020, l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è un insieme scoordinato di provvedimenti a livello comunale e regionale come quelli a cui abbiamo assistito e stiamo assistendo. Iniziative prive di logica e senza alcun beneficio sulla qualità dell’aria, che hanno invece impattato e stanno impattando in termini gravemente negativi sui consumatori e sul mercato, con cancellazioni di ordini e ripensamenti da parte di acquirenti di auto diesel Euro 6, nuove e in linea con le più recenti normative in termini di emissioni”.
Ancora Crisci: "Alla luce di quanto accaduto è sempre più evidente l’esigenza di un’azione di coordinamento e armonizzazione nazionale delle misure sulla mobilità e sulla circolazione delle auto. Vieppiù urgenti appaiono inoltre misure di sostegno alla domanda con l’obiettivo di svecchiare l’attuale parco circolante, con effetti positivi in termini di maggiore sicurezza e minore impatto ambientale. Unrae auspica quindi che il prossimo tavolo Automotive convocato presso il ministero dello Sviluppo Economico, costruendo su quanto fatto sinora, giunga velocemente all’adozione di misure allo scopo sopra citato e, contestualmente, affronti e definisca un piano nazionale strategico ed efficace atto a favorire lo sviluppo dell’infrastruttura di ricarica e rifornimento per le nuove tecnologie”.
Mercato Italia - Gennaio 2020 - immatricolazioni per marca

 

 

Dire troppo, dire poco: l’arduo esercizio di comunicare

In attesa di capire chi realmente sia il motore del nostro Paese, se i Concessionari (“#ilmotoreitaliano”, come da spot Federauto) oppure il popolo (“Il vero motore dell’Italia sono gli italiani”, come da spot Fca), è già del tutto evidente chi certamente non lo è, quando si viene all’automotive: il Governo. Al 19 maggio, data in cui questo numero di InterAutoNews è andato in stampa, nessuna risposta avevano ottenuto lettere, appelli, proposte contenenti piani dettagliati sulle possibili modalità di intervento, invocazioni e lamentele varie indirizzati a decine, negli ultimi due mesi, a chi ha il potere di decidere. Non una novità in assoluto, questo silenzio. A oggi naturalmente non è comunque da escludersi che una risposta possa prima o dopo arrivare. Il problema è che la partita, nel momento in cui si tratta di far ripartire il Paese, si gioca proprio tra la distanza abissale che intercorre tra “prima” e “dopo”, ed è la stessa che intercorre tra l’orlo del precipizio e, appunto, l’abisso. 
Che poi il problema è sempre la distanza. Tra il “prima” e il “dopo”, come anche tra chi governa e chi viene governato. C’è un passaggio, nell’intervista a Francesco Maldarizzi che pubblichiamo in questo numero di InterAutoNews, che chiarisce perfettamente il concetto. Dice Maldarizzi: “Ho registrato lo stupore, anche tra gli esponenti del Governo, nel constatare che il nostro comparto ha ben 120.000 dipendenti diretti e che tutti paghiamo le tasse in Italia”. Uno stupore che suona come un insulto esattamente come il silenzio che arriva, oltretutto, nel momento in cui l’automotive italiano si è impegnato, con uno sforzo che non ha precedenti, a rappresentare pubblicamente se stesso nella propria qualità di settore -  che contribuisce, e quanto, a mandare avanti il Paese. Le singole Case auto e i singoli Concessionari maneggiano quotidianamente la materia nell’ambito dei rispettivi business, letteralmente vivono (anche) di comunicazione. Un conto però è farlo a nome proprio, un altro è farlo in rappresentanza di molti, come sta scoprendo Federauto, nuova all’esercizio.

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