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Con l’immatricolato di 1.177.746 nuove autovetture i 28 Paesi dell’Eu, Malta esclusa, archiviano il mese di ottobre con una crescita dell’8,7%. Un confronto che non chiarisce esattamente l’evoluzione del mercato: ottobre 2018 fu infatti un mese depresso, fortemente condizionato dall’effetto Wltp. I segni distintivi dello stato di salute dei 27 mercati continentali vengono invece dal risultato cumulato dei primi 10 mesi. Con poco meno di 13 milioni di autovetture lo scarto con l’analogo periodo dell’anno scorso si riduce dal -1,6% di fine settembre al -0,7% attuale. Nel dettaglio dei singoli Paesi, trascurato il risultato negativo di Cipro, a ottobre è solo il Regno Unito a scendere sotto la parità, con una consistente perdita di oltre 10mila veicoli pari a un calo del 6,7%. Più complesso il resoconto del periodo gennaio-ottobre. Nella Top5 per Paese, la Germania supera quota 3 milioni e cresce del 3,4%. La Francia si confronta con un calo dello 0,3%, la Spagna registra un declino del 6,3% e il Regno Unito del -2,9%. In calo anche Belgio, Austria e Paesi Bassi. Col segno più Polonia e buona parte dei Paesi nuovi Membri che consuntivano un progresso del 3,8%. Quanto ai Gruppi, a ottobre Volkswagen ha chiuso a +30,8%, Renault +13,2%, Fca +2,7%. Nei 10 mesi Volkswagen è a +0,9%, Fca perde il 9,2% con Fiat a -10,1%.
Mercato Europa - Ottobre 2019 - Vendite per Gruppi e Marche
Mercato Europa - Ottobre 2019 - Vendite per Paese

Manifesto per chi vuole resistere

Nulla sarà più come prima, è il mantra che ci stiamo ripetendo davanti all’ignoto e ai relativi interrogativi – quando finirà? E come sarà quella che allora chiameremo “normalità”? – generati dalla pandemia di Coronavirus. E la storia del mondo domani o dopo potrà essere datata a.C. (avanti Coronavirus) e d.C. (dopo Coronavirus).
Non sfugge, né sfuggirà, a tale destino il mondo automotive a livello globale, ben dentro la tempesta perfetta. Sorpreso, travolto, molto preoccupato. Fabbriche chiuse, concessionarie chiuse, tutto fermo, immobile. Scenario di guerra. 
Il dramma – che è molto vicino a essere una tragedia – non è uguale per tutti. Soffrono tutti, ma qualcuno di più: per restare all’Italia, il comparto della distribuzione auto. Il colpo subìto lo ha messo in ginocchio, la terra non è mai stata tanto vicina. Nell’intervista che pubblichiamo, Adolfo De Stefani Cosentino, presidente dei Concessionari, dice tra l’altro: “Tra il 10% e il 20% delle aziende è a rischio chiusura”. Il Governo ha varato provvedimenti per le imprese ritenuti inadeguati dai Dealer, non idonei alla loro realtà: con fermezza e chiarezza gli è stato fatto notare, si aspettano risposte. Il Governo anche su questo tavolo si gioca la faccia, ma i Concessionari ci si giocano la vita. Non è lo stesso gioco. Insistere, e resistere: è ciò che la Federazione farà, e si spera che lo facciano anche le Case auto. Se davvero si è partner, alla guerra si va insieme.
Ma poi non c’è a.C. senza d.C. E il dopo, quella “normalità” per nulla somigliante alla normalità che fino a ieri abbiamo praticato, forse non è immaginabile, ma desiderabile certo lo è. Può bastare, per resistere. Per conservare o ritrovare la voglia di combattere. Esploratori dell’ignoto, forse in numero ridotto, ma sul pezzo, con rabbia e per amore (del proprio lavoro, dell’impresa che hanno ereditato o creato dal nulla): i Concessionari ci saranno.
Come tutti noi, oggi sono reclusi ma non per forza esclusi. Dal domani, quando verrà.
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