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Ottobre in contro-tendenza, per il mercato dell'auto nuova 2019: secondo i dati emanati dal Ministero e diffusi da Unrae, la chusura è stata a +6,7% rispetto allo stesso mese del 2018, con 156.851 immatricolazioni (12 mesi fa ne vennero conteggiate 147.093). Nel periodo gennaio-ottobre il segno resta comunque negativo (-0,8%), con un totale di 1.624.922 unità. 
Contro-tendenza, dunque: figlia della spinta forte operata da Nlt (+27,5%) e autoimmatricolazioni (+31,3%, con le Case a fare la parte del leone), che hanno provocato la chiusura in positivo dei due canali di vendita di riferimento, Noleggio (+19% complessivo, nonostante il -9,7% del breve termine) e Società (+22,9% complessivo). In flessione, nel mese, i privati, a -1%, anche se il saldo sui 10 mesi rimane positivo (+1,9%).
Sul fronte delle alimentazioni, benzina sempre su (+17,6%) e diesel sempre giù (-13,3%), buona la crescita complessiva delle ibride (+42,1%), in tenuta il Gpl, forte crescita del metano (+284%) e discreta performance delle elettriche, che però sui 10 mesi rimangono sempre ben al di sotto della soglia delle 10.000 unità (e quota allo 0,5%). Dall’analisi per fascia di CO2 elaborata dal Centro Studi e Statistiche Unrae, risulta nel periodo marzo-ottobre un aumento delle immatricolazioni delle autovetture con emissioni sino a 70 g/km (rappresentanti lo 0,9% delle vendite del periodo rispetto allo 0,5% dello stesso periodo 2018), incluse quelle che non beneficiano dell’Ecobonus per limiti di prezzo e data di acquisto: +110% per la fascia fino a 20 g/km di CO2 (+340,5% per i soli privati) e +17% per quella con emissioni da 21 a 70 g/km. Confermato l’andamento positivo delle vendite di vetture penalizzate dal Malus (nel complesso il 3,4% del mercato rispetto al 2,6% di un anno fa): +45% per la fascia da 161 a 175 g/km, +6.1% per quella da 176 a 200 g/km, +45% da 201 a 250 g/km e +7,4% oltre i 250 g/km.
Per quanto riguarda i Gruppi, da segnalare la flessione, sia pur contenuta a -1,55% di Psa e la performance molto convincente di Volkswagen, che ha chiuso a +30,9%. Buona la prova anche di Renault (+18,77%). Questo il commento di Michele Crisci, presidente di Unrae: "“In un quadro macroeconomico con persistenti incertezze sia economiche sia geopolitiche, le previsioni sul mercato auto nel 2020 rischiano di dover essere rivista pesantemente al ribasso, alla luce della recente proposta del Governo di inserire nella Legge di Bilancio l’aumento, per tutti i dipendenti, del valore ai fini fiscali delle auto aziendali in fringe benefit, che potrebbe risultare raddoppiato o addirittura triplicato. La proposta, vessatoria nei confronti dei dipendenti, danneggerebbe anche le aziende, già penalizzate nella competizione internazionale dai limiti solo italiani a deducibilità e detraibilità, ed escluse dal Superammortamento previsto per gli altri beni strumentali, con un impatto fortemente negativo sul mercato delle auto aziendali e sulla capacità di rinnovare il parco circolante. Già in questi giorni, infatti, si sta riscontrando il blocco degli ordinativi da parte delle aziende clienti, nell’assoluta incertezza del quadro normativo e fiscale”.
Ancora: “La recente, scottante e ancora aperta vicenda relativa ai provvedimenti in Legge di Bilancio sulle auto aziendali e sul Superammortamento, dimostra una volta di più l’assoluta necessità si istituire finalmente, con estrema urgenza, una vera cabina di regia governativa per il settore auto. Dopo l’incontro al Mise del 18 ottobre, siamo ancora in attesa che vengano convocati i famosi tavoli operativi su domanda, offerta e infrastrutture. Nel frattempo, senza alcuna anticipazione in tal senso, senza alcuna interlocuzione con le associazioni di settore e nella totale assenza di un coordinamento interministeriale, si procede ancora una volta in ordine sparso con provvedimenti impulsivi, estemporanei e di quantomeno dubbia legittimità. Una convocazione dei principali attori della filiera, ad un tavolo dove il Governo sia rappresentato nella sua collegialità, non è davvero più rinviabile, se si vuole evitare che lo stato di sofferenza del mondo automotive diventi una crisi irreversibile”.
Mercato Italia - Ottobre 2019 - immatricolazioni per marca

Barche diverse, ma il mare è uguale per tutti

In un film di qualche anno fa, Woody Allen raccontava la storiella delle due anziane signore ricoverate in una casa di cura. Sedute allo stesso tavolo, consumano un pasto. All’improvviso la prima dice: il mangiare qui è veramente orrendo. La seconda risponde: sì, e poi le porzioni sono così piccole... 
Ecco: più o meno la storia degli incentivi per l’acquisto delle auto stanziati dal Governo lo scorso anno e poi ancora nella Legge di Bilancio 2021. Si è sentito dire: sbagliata la tempistica, sbagliata la distribuzione, utili solo ad anticipare la domanda e quindi non realmente efficaci per rimettere in piedi il sistema. Eppure: perché porzioni così piccole?, si è alla fine sentito chiosare.
È vero: si poteva fare di più e si poteva fare meglio. E probabilmente sì, non hanno fatto e non faranno che anticipare la domanda, e si esauriranno troppo presto, e danneggeranno il mercato dei mesi a seguire… Tutto quel che si vuole. Ma resta il fatto che gli incentivi sono stati una conquista preziosa. Un passo avanti, e sudatissimo se si considera che una larga parte di quanti governano il Paese ritiene che l’unica auto realmente ecologica è l’auto che non esiste – non perché non è stata ancora inventata, ma perché l’auto non dovrebbe proprio esistere.
Per il settore auto italiano ci sono state cose buone anche dentro la tempesta del Covid, nell’infame 2020, ci ha ricordato il presidente di Federauto, De Stefani Cosentino. Su tutte la consapevolezza acquisita che, chiunque governi la nave, chiunque sia in sala macchine, il mare è lo stesso per tutti i naviganti. E quando si ingrossa a dismisura si fa squadra, si lavora tutti nella stessa direzione per portare la nave in porto. Le Case auto e le Reti di distribuzione, con l’eccezione di pochi casi, hanno lavorato insieme. E insieme hanno lavorato le associazioni della filiera. 
Al di là di risultati di mercato, fatturati, utili, questo è il lascito più prezioso del 2020. Non era scontato che andasse così, e lo conferma il fatto che – non appena svoltato l’angolo del 2021 – come se si fosse entrati in un’epoca altra, come se tutto fosse finito, il microcosmo di eletti che guida il Paese è subito tornato alle vecchie abitudini, nel tentativo forse di ristabilire la vecchia normalità (che invece non tornerà più), quella in cui all’improvviso c’è chi sfila una carta dal castello che fin lì si era miracolosamente tenuto in piedi e fa crollare tutto. La voglia di rissa, di menare le mani, è diffusa; la nuova normalità, gli impedimenti, i divieti generano pressioni enormi - ce lo dicono, anche, le torme di ragazzi che si danno appuntamento in questa o quella città per suonarsele di santa ragione. E ci si può spingere fino a comprendere come la costrizione possa generare desideri di rivolta. 
Ma è qualcosa che non porta da nessuna parte. Il sistema sano si salva proprio come tale, come sistema. Il settore auto in Italia ha certamente scelto questa strada. Non sarà per sempre, è certo: è stato però nel momento giusto, quando davvero serviva. 

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