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Complimenti davvero al 2021 per come ha scelto di presentarsi al mondo dell’auto. E la penuria di microchip che blocca l’industria costringendo le fabbriche a fermarsi, e i mercati che scivolano giù sempre più giù in Italia come in Europa, e la minaccia aleggiante di un ulteriore lockdown nazionale, e il nuovo Governo con cui il settore italiano dovrà confrontarsi, mentre intanto gli incentivi all’acquisto si vanno esaurendo a vista d’occhio e da metà marzo non ci saranno più. E poi la storiaccia di Bruce Springsteen… Complimenti davvero al 2021. Che poi, nemmeno c’è la consolazione di poter citare il famoso passaggio di “Frankenstein Junior”, il “poteva andare peggio: poteva piovere”, perché sull’Italia ha nevicato, altro che soltanto pioggia.

Naturalmente, fuori dai soli confini del settore la storia di Springsteen è quella che ha avuto maggiore risonanza. Materia molto apprezzata dai social, che si sono scatenati: tante battute, qualcuna anche molto divertente, e altrettante polemiche, tra innocentisti e colpevolisti. Girano versioni opposte e contrastanti sulla vicenda – il Boss era in moto e aveva bevuto solo una birra; no: era in auto e ha rifiutato l’alcol test – e tutto concorre a renderla molto fumosa. Di certo, al momento c’è che Springsteen non si è pronunciato, nessuna conferma e nessuna smentita, e che il Gruppo Stellantis, parte comunque lesa, ha temporaneamente messo in pausa lo spot, comunque ancora ampiamente visibile su YouTube e dintorni. Un peccato, perché l’idea, la confezione e soprattutto il messaggio veicolato sono di prima classe, e tali restano a prescindere dal bicchiere in più bevuto o meno da Springsteen. Sono i rischi che comporta legare la propria immagine a un testimonial di tale portata: i danni potenziali sono sempre superiori ai benefici che tale scelta comporta. Però è anche vero che quanto al Boss chiunque ci avrebbe messo la mano sul fuoco…

Pubblicità, a proposito. Divagazione-inciso: da “Genio chi l’ha fatto” a “Voglio questa macchina adesso” sono alcuni dei commenti – pollici in su a maggioranza bulgara – raccolti sempre su YouTube dallo spot della Volvo XC60 con “Lane keeping aid” (ma poi in generale da tutta la serie incentrata sulla genitorialità). Tocca un tema delicato, sul quale si può facilmente scadere nella “furberia”, e lo fa con enorme efficacia. Parla di qualcosa che tutti portiamo dentro. Rischioso eppure fa semplicemente centro, se c’è chi commenta: “Mai avrei pensato di potermi emozionare per la pubblicità di un’auto”, ma anche se c’è chi scrive: “Pensavo che il Lane keeping fosse una cosa superflua fino a quando una sera mi ha evitato di invadere l’altra corsia in autostrada”, perché induce uno scambio di informazioni mostrando cosa fa, di cosa è capace, uno strumento di cui l’auto è dotata e che di solito viene solo citato. Ecco a cosa serve, dice quel video: e chi guarda lo capisce benissimo.

Fuori dalla pubblicità, dentro la vita reale. L’auto è in affanno, dicevamo, e lo è dappertutto. Nel nostro piccolo grande cosmo italiano, la novità è che non ci sono novità: ancora e sempre regna l’incertezza, che è sì il segno dei tempi della pandemia ma per noi è più o meno una condizione di vita abituale. Dopo aver lavorato senza sosta per aprire un canale di comunicazione efficace con il Governo, oggi il settore è chiamato a riannodare le fila del discorso con un nuovo Esecutivo. La prospettiva potenziale di dover ricominciare tutta la trafila è roba da far cadere le braccia. Però è anche vero che dall’altra parte del tavolo questa volta si troveranno seduti i “tecnici”: economisti, manager, uomini di scienza, non soggetti all’obbligo di creare e mantenere consenso intorno a sé, quanto piuttosto legati all’obbligo di rimettere in piedi il Paese. Forse è la volta buona che le cose cambiano per cambiare. Il gioco, questa volta, può valere la candela.

D’altronde, credere è necessario. Sempre più spesso, da qualche tempo, nel settore si sente citare Darwin, con riferimento alla sopravvivenza (non il più forte o il più intelligente ce la fa, ma quello che meglio si adatta al cambiamento). Nelle pagine che seguono evidenziamo come sia in atto una “distruzione creativa”, altrimenti nota come “burrasca di Schumpeter”, essendo associata all’economista austriaco che affinò un concetto già presente in Marx. Nelle parole di Schumpeter la burrasca di distruzione creativa descrive “il processo di mutazione industriale che rivoluziona incessantemente la struttura economica dall’interno, distruggendo senza sosta quella vecchia e creandone sempre una nuova”. E questo sta accadendo all’industria dell’auto. Sempre nelle parole di Schumpeter, che ci piace citare qui in particolar modo, uno dei requisiti base per uscire dalla burrasca è “la fiducia nel cambiamento”. Facciamone tesoro.   @

Tempi cupi, se perfino il Boss ci toglie certezze…

Complimenti davvero al 2021 per come ha scelto di presentarsi al mondo dell’auto. E la penuria di microchip che blocca l’industria costringendo le fabbriche a fermarsi, e i mercati che scivolano giù sempre più giù in Italia come in Europa, e la minaccia aleggiante di un ulteriore lockdown nazionale, e il nuovo Governo con cui il settore italiano dovrà confrontarsi, mentre intanto gli incentivi all’acquisto si vanno esaurendo a vista d’occhio e da metà marzo non ci saranno più. E poi la storiaccia di Bruce Springsteen… Complimenti davvero al 2021. Che poi, nemmeno c’è la consolazione di poter citare il famoso passaggio di “Frankenstein Junior”, il “poteva andare peggio: poteva piovere”, perché sull’Italia ha nevicato, altro che soltanto pioggia.

Naturalmente, fuori dai soli confini del settore la storia di Springsteen è quella che ha avuto maggiore risonanza. Materia molto apprezzata dai social, che si sono scatenati: tante battute, qualcuna anche molto divertente, e altrettante polemiche, tra innocentisti e colpevolisti. Girano versioni opposte e contrastanti sulla vicenda – il Boss era in moto e aveva bevuto solo una birra; no: era in auto e ha rifiutato l’alcol test – e tutto concorre a renderla molto fumosa. Di certo, al momento c’è che Springsteen non si è pronunciato, nessuna conferma e nessuna smentita, e che il Gruppo Stellantis, parte comunque lesa, ha temporaneamente messo in pausa lo spot, comunque ancora ampiamente visibile su YouTube e dintorni. Un peccato, perché l’idea, la confezione e soprattutto il messaggio veicolato sono di prima classe, e tali restano a prescindere dal bicchiere in più bevuto o meno da Springsteen. Sono i rischi che comporta legare la propria immagine a un testimonial di tale portata: i danni potenziali sono sempre superiori ai benefici che tale scelta comporta. Però è anche vero che quanto al Boss chiunque ci avrebbe messo la mano sul fuoco…

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