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Doveroso commiato, per cominciare: arrivederci e grazie (?) a Salvini. Nessuna delusione, anche se per qualche minuto è stato bello credere che l’allora vice Premier facesse sul serio, quando – sul palco di Verona, Automotive Dealer Day, maggio scorso – disse “Mi impegno a mettere tutta l’energia possibile per passare dal 40 al 100% di detrazione Iva sulle auto aziendali”. È stato bello, perché per qualche minuto si è potuto assistere a uno spettacolo assai raro: il dialogo, che implica ascolto, tra imprenditori e governanti. Nessuna delusione, però, perché alla fine nessun imprenditore è uscito da quella sala con la certezza che quella promessa sarebbe stata mantenuta. “Vedremo”, era lo stato d’animo che tutti più o meno accomunava. E infatti abbiamo visto. 
Adesso, arriva la notizia che il nuovo Governo è al lavoro sul Decreto legge detto per brevità “Clima” (“Per il contrasto dei cambiamenti climatici e la promozione dell’economia verde”). La bozza è stata preparata, e andrà al vaglio del Consiglio dei ministri. Contiene, tra gli altri, alcuni capitoli che coinvolgono il mondo dell’auto. Per cominciare, è previsto un bonus fiscale da 2.000 euro per i cittadini che risiedono nelle città metropolitane inquinate nelle zone interessate dalle procedure di infrazione comunitaria (Piemonte, Lombardia, Veneto, Lazio, Liguria, Toscana, Molise e Sicilia) e che rottamano autovetture fino alla classe Euro4. In pratica, dunque, riguarda gli automobilisti di Torino, Milano, Venezia, Roma, Genova, Firenze, Palermo, Catania e Messina. Ma, attenzione: il bonus da 2.000 euro è un credito di imposta che può essere utilizzato, entro i successivi 5 anni alla rottamazione, per abbonamenti al trasporto pubblico locale (sarà valido anche per i parenti del rottamatore) e l’utilizzo di servizi di sharing mobility con veicoli elettrici o a zero emissioni. E non verrà riconosciuto a chi, nei 2 anni successivi alla rottamazione, dovesse acquistare nuovi veicoli ad alte emissioni.

Letto così, con malizia e in attesa di ulteriori chiarimenti: si tratta di un bonus-sgravio fiscale conferito a chi rottama un’auto inquinante da incassare a posteriori per utilizzare il meno possibile l’automobile che ha acquistato.
Poi c’è il capitolo dei sussidi inquinanti. Le “spese fiscali dannose per l’ambiente indicate nel Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi sono ridotte nella misura almeno pari al 10% annuo a partire dal 2020 sino al loro progressivo annullamento entro il 2040”. Le risorse che lo Stato recupera - spiega l’articolo 6 del testo - andranno in un Fondo creato dal ministero dell’Economia per finanziare “innovazione, tecnologie e modelli di produzione e consumo sostenibili”. A oggi si parla di 75 bonus totali, per un valore di 19,3 miliardi di euro. Tra questi c’è l’accisa sul gasolio, che come noto è ridotta rispetto a quella sulla benzina (41,5% contro 45,5%). L’agevolazione costa alle casse dello Stato circa 4,9 miliardi di euro. L’idea è recuperarli, se non tutti almeno una parte consistente (con buona pace, c’è da temere definitivamente, del mercato del diesel).
Ancora: il Decreto legge prevede la creazione di una Piattaforma per il contrasto ai cambiamenti climatici e il miglioramento della qualità dell’aria, che sarà istituita alla Presidenza del Consiglio presieduta dal Premier. La composizione della struttura – si informa - contempla tra gli altri il ministro dell’Economia, il ministro delle Infrastrutture, il ministro dello Sviluppo economico, il ministro per le Politiche agricole. Tra i compiti che avrà ci saranno: individuare le aree con maggiori impatti delle emissioni, redigere un Programma nazionale per il monitoraggio e la riduzione dell’inquinamento atmosferico, monitorare gli investimenti sulla mobilità sostenibile e l’abbandono delle fonti fossili di produzione di energia, studiare gli impatti positivi occupazionali, sanitari ed economici derivanti da una riduzione delle emissioni.
Insomma, siamo più o meno dalle parti della Cabina di regia auspicata da anni da Unrae per coordinare e armonizzare gli interventi regolatori della mobilità. È un passo avanti, sulla carta. Sempre che, e qui torniamo all’inizio del discorso, i componenti della Piattaforma, tra i poteri che saranno chiamati a esercitare, vogliano inserire anche quello dell’ascolto. 
Una considerazione generale, in conclusione. Che vale per il Decreto legge di cui sopra e vale per la promessa effimera di Salvini, e viene formulata in forma di domanda: può un Paese che si dice civile mancare completamente di un progetto (dove andare) e di una strategia per realizzare quel progetto (come andarci) che siano “a prescindere”, e che dunque non espongano lo stesso Paese al capriccio della visione di parte di chi si trova temporaneamente al suo governo? @

Governo, non politica: questo serve all’Italia (e all’auto)

Doveroso commiato, per cominciare: arrivederci e grazie (?) a Salvini. Nessuna delusione, anche se per qualche minuto è stato bello credere che l’allora vice Premier facesse sul serio, quando – sul palco di Verona, Automotive Dealer Day, maggio scorso – disse “Mi impegno a mettere tutta l’energia possibile per passare dal 40 al 100% di detrazione Iva sulle auto aziendali”. È stato bello, perché per qualche minuto si è potuto assistere a uno spettacolo assai raro: il dialogo, che implica ascolto, tra imprenditori e governanti. Nessuna delusione, però, perché alla fine nessun imprenditore è uscito da quella sala con la certezza che quella promessa sarebbe stata mantenuta. “Vedremo”, era lo stato d’animo che tutti più o meno accomunava. E infatti abbiamo visto. 
Adesso, arriva la notizia che il nuovo Governo è al lavoro sul Decreto legge detto per brevità “Clima” (“Per il contrasto dei cambiamenti climatici e la promozione dell’economia verde”). La bozza è stata preparata, e andrà al vaglio del Consiglio dei ministri. Contiene, tra gli altri, alcuni capitoli che coinvolgono il mondo dell’auto. Per cominciare, è previsto un bonus fiscale da 2.000 euro per i cittadini che risiedono nelle città metropolitane inquinate nelle zone interessate dalle procedure di infrazione comunitaria (Piemonte, Lombardia, Veneto, Lazio, Liguria, Toscana, Molise e Sicilia) e che rottamano autovetture fino alla classe Euro4. In pratica, dunque, riguarda gli automobilisti di Torino, Milano, Venezia, Roma, Genova, Firenze, Palermo, Catania e Messina. Ma, attenzione: il bonus da 2.000 euro è un credito di imposta che può essere utilizzato, entro i successivi 5 anni alla rottamazione, per abbonamenti al trasporto pubblico locale (sarà valido anche per i parenti del rottamatore) e l’utilizzo di servizi di sharing mobility con veicoli elettrici o a zero emissioni. E non verrà riconosciuto a chi, nei 2 anni successivi alla rottamazione, dovesse acquistare nuovi veicoli ad alte emissioni.

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