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Ci risiamo. Il mercato ha dato numeri buoni a luglio, eccellenti ad agosto, il solito mese jolly. Un’estate apparentemente a gonfie vele, in Italia - in Europa  è stata addirittura clamorosa.  L’effetto Wltp, si è subito detto, ben sapendo quello che si diceva. Ovvero: la spinta delle campagne promosse da Concessionari e Case per smaltire gli stock di auto non conformi alle nuove procedure di omologazione in vigore dal 1° settembre ha prodotto quei volumi e quelle percentuali di crescita. Il punto è che, una volta di più, c’è da chiedersi se immatricolazione sia sinonimo di vendita. A occhio, non lo è, specie se si parla di vendita al cliente privato - che continua a tenersi abbastanza lontano dal mercato. Dunque, il giro appare essere il solito: si sono smaltiti gli stock rimpinguando altri stock. Che, in un modo o nell’altro, vanno a rimpinguare la flotta delle Km0, in carico ai Concessionari. Ad agosto, le Case non hanno praticamente fatto auto-immatricolazioni (e Fiat ha sacrificato così il 1° posto di Panda nella classifica dei modelli più venduti). I Dealer ne hanno fatto il 44,28% in più rispetto al 2017 - senza contare le 1.835 immatricolazioni intestate alle proprie società di noleggio a breve termine. Negli 8 mesi del 2018, sono arrivati a quota 160mila (+22.000 circa sul 2017), a fronte del -25,6% di quelle delle Case (-19.000 unità). I dati sono di Data Force e dicono che i vasi continuano a comunicare: da una parte le auto-immatricolazioni calano, dall’altra crescono. Che si tratti di forzature, lo lasciamo dire a chi le fa e poi se ne lamenta. Che il mercato finirà per pagare questo gioco è fuor di dubbio. Resta da capire quando. La speranza è che non sia necessario sedere sulla riva del fiume, per capire quando accadrà.

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Nessuna nuova sul fronte delle rappresentanze dei Dealer. Il che non è una buona nuova. Le strade, tra Federauto e i promotori della nuova associazione, si sono definitivamente separate con lo scambio di lettere di inzio estate. Posizioni inconciliabili, dialogo inesistente. Fine della possibile collaborazione. Che era la strada auspicata da qualcuno, all’interno della compagnia dei “fuoriusciti”: la Federauto a fare la propria politica, il nuovo gruppo con funzione di task force e l’incarico di occuparsi di uno dei tanti temi che incombono sul business e sugli imprenditori che lo portano avanti. Oggi lo spettro dell’aumento dell’Iva, domani quello del Regolamento europeo - solo per citare due delle aree di intervento in cui il lavoro di lobby potrebbe (avrebbe potuto?) risultare più che utile. Ma no: separati nella stessa casa, si procederà così.

Può non essere un problema, se il punto sono i risultati: che li porti a casa l’uno o l’altro dei due soggetti, alla fine poco importa, quando a beneficiarne dovesse essere l’intera categoria. Se il punto è l’unità della categoria, il discorso è altro. La nuova associazione, al momento, è in fase di esplorazione. È al lavoro per individuare il manager cui affidare la responsabilità operativa, che dovrà stare sul pezzo in servizio permanente effettivo: non un Dealer, non un imprenditore costretto a dividersi tra azienda e associazione. Si aspetta solo quello, trovare l’uomo giusto per il ruolo, e poi si potrà procedere: organigramma, programma di lavoro, presentazione ufficiale.

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Qualche parola sulla scomparsa di Sergio Marchionne. Niente di personale, nessun ricordo né tantomeno giudizio sul suo operato. Solo un’annotazione, davvero a margine. Questa: con tutto quello di sgraziato, o molto poco aggraziato, che ha fatto e fa il Governo, l’assenza per la quale ha brillato a Torino, in occasione della commemorazione del manager, è soltanto una goccia nel mare (della malagrazia). Di ciascuna singola goccia è però fatto il mare. In Duomo presenziava il prefetto della provincia di Torino. Ma, con tutto il rispetto per Saccone e per il suo ruolo, si poteva fare di più. È vero: Fca non è più italiana, e Marchionne non ha mai cercato facili consensi, è stato un manager dai modi spicci e ha fatto gli interessi del padrone (i mercati, il più delle volte). E quel “Noi siamo filogovernativi” in risposta alla nascita del governo Conte forse era proprio quello che sembrava, un modo altro per dire l’esatto contrario: la politica italiana alla fine non ci tocca, noi di Fca si va avanti per la nostra strada. Eppure, ugualmente, un momento di grazia da parte di chi guida il Paese, quel giorno lì, a Torino, non ci sarebbe stato male. Anche se poi, alla fine, va comunque riconosciuta la coerenza di questa mancanza: non solo come ennesima caduta di stile, ma anche come ennesima dimostrazione che l’automobile, nel senso dell’intero settore, in ogni sua forma e momento, che si tratti di uomini o macchine, per questo Governo proprio non esiste. @

Di Claudio,  Marcello, la passione: parliamo un po’ di noi

Cose che non si dovrebbero mai fare in un articolo: cominciarlo con una citazione, parlare di sé. Su questo punto i maestri erano inflessibili, ai tempi in cui a essere giornalisti lo si insegnava ancora dentro le redazioni. Ma adesso i maestri non ci sono più, al massimo ci sono i professori. E poi questo forse non è un articolo in senso stretto. Quindi, intanto, ecco una citazione - non esattamente all’inizio, i maestri saranno clementi.
“I giornalisti... ah! Un branco di analfabeti con la forfora sul collo e le pezze al sedere, che spiano dai buchi delle serrature e svegliano le persone nel cuore della notte per domandare se hanno visto passare un bruto in mutande, che rubano alle vecchie madri le fotografie delle figlie violentate in Oak Park e tutto perché? Perché un milione di commesse e di mogli di camionisti ci piangono sopra. E poi... il giorno dopo la prima pagina serve per incartare un chilo di trippa”. 
Fine della citazione (da “Prima Pagina”, Billy Wilder, 1974).
E adesso parliamo di noi.

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