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Uno tra gli altri aspetti che del passato risulta particolarmente affascinante, è che una volta è stato il qui e ora. È stato il tempo e il luogo in cui un’idea, un’azione, anche una semplice cosa, che oggi ci appaiono vecchie, consumate dall’uso, è stata pensata, o è stata fatta, o è stata creata dal nulla, ed era nuova e scintillante. È stato, il passato, il luogo dal quale si è guardato il futuro - che, prima o dopo, è diventato il qui e ora. Sia questo numero di InterAutoNews sia quello del Data Book, che tradizionalmente lo accompagna, riservano una certa quantità di spazio al passato. Remoto o prossimo che fosse, ci è piaciuto tornare a guardarlo da vicino. Non per nostalgia: per la curiosità di verificare se certe profezie si fossero effettivamente avverate, o anche solo per scoprire come ieri o l’altroieri si immaginava il presente del settore.
Nel Data Book, insieme con un ricordo appassionato e provocatorio dedicato al tempo in cui guidare su strada era un’arte che competeva all’Uomo, accanto ad un percorso che si snoda attraverso le parole dei Manager del passato (sorprendente come i temi che trattavano sono di piena attualità così tanti anni dopo), riluce una visionaria – lo si dice qui nel suo significato più letterale – anticipazione dell’automobile del futuro fatta da Giorgetto Giugiaro 40 anni fa. Lucidamente, il Maestro di stile descriveva non soltanto l’automobile che abbiamo guidato negli ultimi anni, ma anche quella che guidiamo oggi e perfino quella che guideremo domani

Ogni cosa è illuminata dalla luce del passato, per spendere una citazione. A sapere da dove si viene, si capisce dov’è che si va. E perché ci si sta andando. Cultura, tradizione - heritage, come piace dire adesso. Vale anche per il nostro settore. Quando si parla del Dna di un Brand, del suo valore da proteggere e diffondere, della sua fedeltà verso il cliente, è di questo che si parla: di tradizione. Di cultura. Di storia. 
Due momenti della storia dell’Automobile abbiamo voluto introdurre in questo numero di InterAutoNews. Due anni fa di questi giorni scoppiava il cosiddetto Dieselgate. Cosa accadde e perché, è noto a tutti. È un pezzo della nostra storia: non felice, anzi: doloroso. Il momento in cui tutto un settore poteva collassare. Ma poi no: forse non ne siamo ancora usciti completamente, si continuano a fare i conti di quanto quella vicenda è costata e costerà (non parliamo solo di denaro), eppure l’Automobile è ancora qui: è cambiata, per amore e per forza, dentro l’impasse ha trovato l’energia per fare un salto triplo verso il suo proprio futuro, per rimettersi in corsa e collocarsi in prima linea, dopo averlo inizialmente subìto, nel cambiamento. E perfino il diesel, sporco e cattivo, fonte e causa di tutti i mali, impensabilmente si trova a essere definito “insostituible”: durerà poco, destinato com’è a morte certa, ma oggi se ne parla (nella sua versione più evoluta, certo) come del ponte migliore a disposizione per collegare il presente al futuro. Paradossale, ma vero: sarà grazie al diesel che si realizzerà la rivoluzione che lo farà estinguere.
Il secondo pezzo della nostra storia è la premessa-introduzione a un racconto a puntate. Il tema è l’evoluzione della Distribuzione auto in Italia, un tema che ci sta a cuore. Come ogni altro che riguardi il nostro settore, forse solo un poco di più, ma per ragioni del tutto personali, nostre e di chi ha voluto bene a Tommaso Tommasi, che questo pezzo di storia non ha avuto il tempo di raccontare.
Non conosce giorni semplici, la Distribuzione auto in Italia. Ai tempi floridi ha fatto seguito la crisi, visi che una volta erano familiari a tutti oggi sono stati inghiottiti dall’ombra, aziende sono passate di mano. Un modo di gestire il business è scomparso: era vecchio, era usurato, non funzionava più? Può essere, ci sta. Ma è da quella storia che veniamo, l’altroieri e poi ancora ieri è cominciata, dentro il crepuscolo di un’epoca, la nuova epoca in cui ci troviamo. E che ci dice che siamo ancora nel pieno del cambiamento, di un’intera filosofia professionale e di vita. La spinta oggi è quella che conosciamo, a contare e a guardare avanti. Ma cosa accade se si prova ad allungare il respiro, a rallentare il passo (magari soltanto per il tempo necessario a leggere una pagina di carta) e a guardare indietro? Si può incontrare qualche ricordo – capiterà ai più vecchi di militanza. Si può imparare qualcosa – capiterà ai più freschi di militanza. Si può semplicemente collezionare una storia, metterla insieme e tenerla lì. Si può, ed è il nostro augurio, trovarvi dentro le radici del qui e ora, una risposta alle domande che non trovano soddisfazione nel presente, un’indicazione utile a individuare la strada che conduce a un domani sostenibile. Dal quale poi guardare indietro e dire: ecco, questa è anche la mia storia.

 

Mercato, stock, Km0: chi vince al gioco dell’oca?

Ci risiamo. Il mercato ha dato numeri buoni a luglio, eccellenti ad agosto, il solito mese jolly. Un’estate apparentemente a gonfie vele, in Italia - in Europa  è stata addirittura clamorosa.  L’effetto Wltp, si è subito detto, ben sapendo quello che si diceva. Ovvero: la spinta delle campagne promosse da Concessionari e Case per smaltire gli stock di auto non conformi alle nuove procedure di omologazione in vigore dal 1° settembre ha prodotto quei volumi e quelle percentuali di crescita. Il punto è che, una volta di più, c’è da chiedersi se immatricolazione sia sinonimo di vendita. A occhio, non lo è, specie se si parla di vendita al cliente privato - che continua a tenersi abbastanza lontano dal mercato. Dunque, il giro appare essere il solito: si sono smaltiti gli stock rimpinguando altri stock. Che, in un modo o nell’altro, vanno a rimpinguare la flotta delle Km0, in carico ai Concessionari. Ad agosto, le Case non hanno praticamente fatto auto-immatricolazioni (e Fiat ha sacrificato così il 1° posto di Panda nella classifica dei modelli più venduti). I Dealer ne hanno fatto il 44,28% in più rispetto al 2017 - senza contare le 1.835 immatricolazioni intestate alle proprie società di noleggio a breve termine. Negli 8 mesi del 2018, sono arrivati a quota 160mila (+22.000 circa sul 2017), a fronte del -25,6% di quelle delle Case (-19.000 unità). I dati sono di Data Force e dicono che i vasi continuano a comunicare: da una parte le auto-immatricolazioni calano, dall’altra crescono. Che si tratti di forzature, lo lasciamo dire a chi le fa e poi se ne lamenta. Che il mercato finirà per pagare questo gioco è fuor di dubbio. Resta da capire quando. La speranza è che non sia necessario sedere sulla riva del fiume, per capire quando accadrà.

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Nessuna nuova sul fronte delle rappresentanze dei Dealer. Il che non è una buona nuova. Le strade, tra Federauto e i promotori della nuova associazione, si sono definitivamente separate con lo scambio di lettere di inzio estate. Posizioni inconciliabili, dialogo inesistente. Fine della possibile collaborazione. Che era la strada auspicata da qualcuno, all’interno della compagnia dei “fuoriusciti”: la Federauto a fare la propria politica, il nuovo gruppo con funzione di task force e l’incarico di occuparsi di uno dei tanti temi che incombono sul business e sugli imprenditori che lo portano avanti. Oggi lo spettro dell’aumento dell’Iva, domani quello del Regolamento europeo - solo per citare due delle aree di intervento in cui il lavoro di lobby potrebbe (avrebbe potuto?) risultare più che utile. Ma no: separati nella stessa casa, si procederà così.

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