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I 28 mercati dell’Europa Unita, Malta esclusa, con 1.114.692 nuove immatricolazioni fanno registrare a febbraio il sesto mese consecutivo di calo con un saldo negativo dello 0,96%. Un passivo contenuto se messo a confronto con gli esiti degli ultimi mesi e che va ascritto alla forte contrazione della Spagna che perde l’8,8%, seguita dai Paesi Bassi che fanno -14,5%, dalla Svezia che si produce in un -14,9% e al 2,4% dell’Italia. La Germania, invece, torna a correre e con una crescita del 2,7% fa meglio di tutti riportando anche in positivo il cumulato a +0,6%. Bene anche per la Francia che a febbraio cresce del 2,1% e, come la Germania, mette il cumulato al disopra della parità (+0,5%). Nel loro complesso i 28 Paesi, con  oltre 2.310.000 immatricolazioni, fanno registrare il cumulato del primo bimestre al -2,9%, con i 15 che perdono il 3,4% e i nuovi Membri che fanno quel che possono con un +1,9%. Tra i costruttori evidenti i risultati positivi di Volkswagen che a febbraio cresce del 3,4%, e di Jeep che si migliora del 35% netto con un cumulato da +16,2%. Tra le cifre negative, ancora un deciso ridimensionamento per Nissan che, con un passivo del 24,2%, porta il proprio bimestre a -25,3%. Infine Fiat che lascia a febbraio l’11,5% del targato, risultato che nel bimestre la pone a -15,5%.
Mercato Europa - Febbraio 2019 - Vendite per Gruppi e Marche
Mercato Europa - Febbraio 2019 - Vendite per Paese

Di coraggio, leggi e convenienza (grazie Giugiaro…)

Davvero Internet è una miniera. Cerchi notizie su Trump che ha rispolverato la minaccia di imporre dazi del 25% sulle auto importate dall’Europa, questa volta per costringere Francia, Gran Bretagna e Germania ad accusare formalmente l’Iran di aver violato l’accordo sul nucleare del 2015. Mentre cerchi, e intanto ti chiedi quale razza di karma negativo abbia accumulato l’industria dell’auto europea, del tutto casualmente ti imbatti in un tesoro, ovvero quella che qui diventa la citazione del mese. 
Eccola: “L’innovazione da sola non basta. In molti casi l’uomo deve essere aiutato a prendere decisioni coraggiose. Ci vogliono le leggi. Altrimenti, anche per ragioni di convenienza immediata, tutto rimane come prima”.
Parole da leggere, rileggere, memorizzare. Il bello ulteriore è che a pronunciarle non è stato né Abramo Lincoln, né Winston Churchill, né Steve Jobs, ma Giorgetto Giugiaro, nel 2014. Uno che, innovando, con coraggio, aiutandosi con le leggi (avvalendosene cioè per definire il perimetro dentro il quale creare), tenendosi sempre alla larga dalla convenienza immediata, ha contribuito a fare – con le sue proprie mani – la storia dell’automobile.
Parole sante. E attualissime, anche solo restando all’industria dell’auto europea. Che in alcuni casi – prendiamo l’elettrificazione – probabilmente ben volentieri, per ragioni di convenienza immediata, tutto avrebbe lasciato come prima, se non ci fossero state le leggi a imporle il cambiamento (che richiede, pur se imposto, una dose enorme di coraggio). Che in altri casi – prendiamo la drammatica situazione della mobilità in Italia – chiede a voce alta, del tutto a ragione, leggi, ovvero regole precise e uguali per tutti e in ogni angolo del Paese, per uscire dallo stallo creato dalla convenienza immediata (dei cosiddetti decisori) e in cui tutto rimane come prima, così che l’uomo possa essere aiutato a prendere decisioni coraggiose (cambiare auto, oggi, lo è) e l’innovazione possa trovare la via dell’effettiva applicazione.

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