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Frena ancora, a febbraio, il mercato Italia delle auto nuove. I dati diffusi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti evidenziano un altro risultato negativo, con 177.825 vetture immatricolate, in flessione del 2,4% sulle 182.228 unità dello stesso mese del 2018. Il primo bimestre dell’anno si chiude dunque con un -4,9%, con 343.010 immatricolazioni, 17.500 in meno rispetto a gennaio-febbraio 2018.
Negli ultimi 3 giorni lavorativi del mese è stato immatricolato il 44,5% dei volumi totali, mentre le autoimmatricolazioni di Case e Dealer - stima Dataforce - hanno inciso per l'11,3% del totale.

Come già a gennaio, anche nel mese appena concluso il solo canale di vendita ad aver chiuso con il segno positivo è quello dei privati (+11,4% e quota salita al 58,2%). In flessione nel mese le società, scese al 16,6% di quota, e il noleggio, al 25,2% di quota, con contrazione a doppia cifra sia del breve (-21,7%) che del lungo termine (-16,3%).
Tra le motorizzazioni, resta in caduta libera il diesel: -22,6% e quota scesa nel mese al 45,1%. A beneficiarne la benzina (+29,3% e quota al 42,6%) e le ibride (+42,7% e quota del 5,3%). Flessione lieve per il Gpl, crescita lieve per le elettriche, crollo del metano.

Sotto il profilo delle emissioni , la CO2 media ponderata delle nuove immatricolazioni in febbraio è salita di quasi 10 punti, raggiungendo i 122,2 g/km rispetto ai 112,7 del febbraio 2018, proseguendo e aggravando un trend in atto già da diversi mesi. Nel 1° bimestre il valore complessivo si colloca sui 121,5 g/km: erano 112,8 nel periodo gennaio-febbraio 2018.

E questo introduce in maniera abbastanza appropriata il tema dell'Ecotassa, con il sistema di bonus-malus, che entra in vigore oggi 1° marzo. In un clima di totale incertezza non solo relativamente agli effetti che avrà sul mercato, ma anche sulle stesse modalità di applicazione della nuova normativa. Soltanbto il 28 sera sono state fornite le prime modalità applicative, ma senza tutte le precisazioni necessarie a livello operativo per il pagamento dell'Ecotassa o per la richiesta dell'Ecobonus.

“Visti gli effetti sul mercato – le parole di Michele Crisci, presidente di Unrae – ribadiamo ancora una volta l’inefficacia di una misura improduttiva per la riduzione dell’inquinamento, considerato che l’Ecotassa si applica sulle emissioni di CO2 che non sono inquinanti ma climalteranti, e oltretutto su veicoli di ultima generazione, dotati delle migliori e più innovative tecnologie anche per quanto riguarda la riduzione delle emissioni nocive. Se a questo aggiungiamo i dati diffusi dall'Ispra, che ha scientificamente provato che il contributo all’inquinamento del comparto delle autovetture e dei motoveicoli è pari solo al 9%, percentuale che comprende anche le circa 13 milioni di vetture ante Euro 4, se ne ricava che l’attuale formulazione dell’Ecotassa non ha alcun senso”.
Ancora Crisci: "Unrae, unitamente agli operatori della filiera, chiede pertanto un confronto urgente con il Governo per delineare una strategia concreta al fine di conseguire soluzioni utili all’economia del settore automotive, all’ambiente e all’ecosistema produttivo. In tal senso, non possiamo che apprezzare e condividere le dichiarazioni del Sottosegretario al Ministero dell'Ambiente, Vannia Gava, che, esattamente come noi, ritiene fondamentale favorire la sostituzione di vecchie auto ante Euro 4, realizzando nel contempo le infrastrutture così da rendere organica l'azione di abbattimento delle emissioni”.

Molto netta anche la posizione di Federauto, espressa dal presidente Adolfo De Stefani Cosentino: "Nonostante il risultato di febbraio sconti gli anticipi di immatricolazione dovuti all'Ecotassa, la prevista contrazione del mercato prosegue e lo scenario dei prossimi mesi non lascia ben sperare. Tassare le vendite di veicoli nuovi che soddisfano le più rigorose normative sulle emissioni, sulla base tra l'altro di un climalterante e non di un inquinante, quale è la CO2, è inadeguato. L'introduzione dell'Ecotassa e dell'ecobonus non risolve certamente il problema dell'aria malsana delle nostre città e non contribuisce allo svecchiamento del parco circolante, mentre crea pericolose tensioni su un mercato che già non naviga in acque tranquille. L'ecobonus sui veicoli più ecologici che emettono fino a 70 g/km di CO2, tra l'altro, avrà un impatto modestissimo, non solo perché ancora non è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto che dà avvio alla misura ma per il fatto che le risorse, secondo le bozze circolate, saranno contingentate su finestre temporali. L'effetto netto del bonus/malus sarà un aumento della pressione fiscale sull'automotive". In conclusione, dice il Presidente di Federauto, "in nome di un falso ambientalismo si penalizzano imprese, automobilisti e si mettono a rischio migliaia di posti di lavoro. Invitiamo il Governo a riflettere accuratamente sulle decisioni adottate e a porre in essere atteggiamenti positivi nei confronti dell'automotive, altrimenti il rischio vero è di perdere un pezzo importante della nostra economia. La scelta è strategica e non può essere rinviata".
Mercato Italia - Febbraio 2019 - immatricolazioni per marca  

Se Torino va a Milano, e la politica gioca a fare autogol

Perciò Torino va a Milano, nel senso del Salone dell’auto che cambia residenza. Lascia la città che gli era propria, lascia la dimora, il Parco Valentino, che lo ha visto rinascere e prosperare e affermarsi addirittura come standard con il quale dovranno misurarsi da qui in avanti gli show dell’auto, laddove pochi, pochissimi, avrebbero scommesso sulla sua capacità di durare oltre due, tre edizioni. Sono state invece cinque, l’ultima delle quali illuminata dalla presenza di 700mila visitatori e di 54 Marchi auto. Un trionfo di pubblico e di critica. Poi, è entrata in scena la politica – bassa, rigorosamente con la minuscola. E Torino, perciò, se ne va a Milano. Naturalmente, il fulmine a ciel sereno scagliato da Andrea Levy, presidente del Salone, che annunciando il trasloco ha insieme fornito le date del primo appuntamento milanese e quella della conferenza stampa di presentazione, qualche dubbio consistente lo ha prodotto. Si è detto: non si può improvvisare su due piedi un trasloco di questa portata; e in Italia, poi, dove la burocrazia è padrona e per ottenere permessi ci possono volere anni; e per andare a Milano, infine, che ha un’agenda degli eventi in cui, per trovare un buco libero, bisogna fare i salti mortali… E ancora, si è detto, un imprenditore che ha dimostrato di saperci fare, e Andrea Levy lo è, procede per programmi, non per improvvisazioni o colpi di testa. Quindi, si è concluso, la decisione di lasciare Torino non nasce dall’ultimo scontro con l’amministrazione locale – il vicesindaco Guido Montanari in testa, con la sua “speranza nella grandine” affinché mandasse all’aria l’ultima edizione del Salone del Parco Valentino - ma era stata già presa da tempo, si aspettava solo un casus belli per metterla in atto, e il casus belli è puntualmente arrivato.

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