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Ottobre ancora fortemente negativo per i mercati continentali. I dati dell’Unione Europea a 28 Stati, Malta esclusa, parlano di un calo del 7,3% su ottobre 2017. Sono 85mila le vendite che mancano all’appello. Di queste, oltre 20.000 fanno capo alla Germania che ha perso il 7,4%, 11mila quelle italiane, 9mila sono della Svezia che in due mesi restituisce tutto il vantaggio che aveva accumulato a giugno. Poi la Spagna che perde 6mila auto e il 6,6%, accompagnata dai Paesi Bassi a -17,5% e dal Belgio a -15,2%. Anche i nuovi membri non fanno meglio di un -7,2%. Insomma, sebbene si stiano placando, gli effetti della tempesta del Wltp si sono manifestati anche su ottobre. Quanto al cumulato dei 10 mesi, su 27 Paesi solo 6 viaggiano in territorio negativo. La gran parte delle 208mila vendite mancanti sull’analogo periodo dell’anno scorso vanno attribuite al Regno Unito – sempre alle prese con un periodo di transizione epocale – che ne conta 160mila in meno, altre 54mila, purtroppo, sono italiane. I pochi spicci che restano sono di Cechia, Danimarca, Irlanda e Svezia. Tutti gli altri hanno il segno più davanti. Prima tra i primi la Spagna che in 10 mesi porta un vantaggio da oltre 100mila nuove targhe, +10% netto. Ora i Gruppi: ottobre vede i generalisti ancora in difficoltà, bene invece i premium con BMW a +14,5%, Daimler a +7,5% e JLR a +13,3%.
Mercato Europa - Ottobre 2018 - Vendite per Paese
Mercato Europa - Ottobre 2018 - Vendite per Gruppi e Marche

Pragmatismo contro ideologia, sfida vitale per l’auto

Come guardare al materializzarsi parziale del Governo a Verona, durante Automotive Dealer Day, se non con sentimenti contrastanti? L’impegno assunto da Salvini – non solo circa la detrazione al 100% dell’Iva sulle auto aziendali – contiene in sé pragmatismo e una promessa generale di attenzione per il settore che hanno scaldato il cuore della platea. Al tempo stesso, in sottofondo ma abbastanza forte da farsi sentire, striscia il timore che al pragmatismo enunciato dalle parole possa seguire il nulla – volendo così escludere, intanto per il rispetto dovuto a chi lì lo ha portato per mano, che il vice Premier sia venuto a Verona per fare mera campagna elettorale. 

In Italia abbiamo un Governo bicefalo. Potrebbe non essere un male: due teste possono ragionare meglio di una soltanto. Il punto, però, è che i rapporti con chi ci governa ci sono stati rappresentati nel modo seguente. Si parla con l’esponente di una delle due anime (teste) dell’entità che guida il Paese. Gli si spiega la situazione e come siano necessari gli interventi A, B, C. La risposta è: “Hai ragione su tutto, noi vorremmo fare quello che chiedi, ma il problema è che gli altri…”.  Allora si va a cercare l’esponente degli “altri”. Gli si spiega la situazione e come siano necessari gli interventi A, B, C. La risposta è: “Non posso che darti ragione, bisognerebbe fare come dici, ma il problema è che gli altri…”. E così via, ad libitum – con i tecnici, quelli che conoscono la realtà e sanno come i problemi vadano affrontati, bloccati nel mezzo della contesa, terrorizzati. 

Suona per quello che è: una presa in giro. Ed è una pratica, a quanto pare, alla quale si attengono entrambe le teste del Governo bicefalo. Su questo banco di sabbia, per restare a Salvini e all’auto, sembra sia andata ad arenarsi la faccenda delle accise sulla benzina: “Ne taglieremo 7 appena saremo al Governo”, aveva detto il leader leghista il 1° marzo 2018, prima delle elezioni politiche; tutte e 7 le accise sono ancora lì.

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