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La costante è ormai il segno negativo, per il mercato Italia delle auto nuove. Ottobre – che pure beneficiava di un gorno lavorativo in più - ha infatti chiuso a -7,4% sullo stesso mese del 2017: 146.655 le immatricolazioni indicate dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti contro le 158.417 di un anno fa. Nel cumulato gennaio-ottobre siamo a quota 1.638.364 unità registrate, 55.000 in meno rispetto allo stesso periodo del 2017 (-3,2%).
Si rivedono, quindi, le stime per l’intero 2018: “Le immatricolazioni dovrebbero fermarsi sulle 1.930.000 unità, accentuando al -2,1% la flessione già prevista rispetto al 2017 – informa Michele Crisci, presidente di Unrae - Nel 2018, quindi, dovrebbe arrestarsi il percorso di recupero del mercato auto, dopo 4 anni di incrementi consecutivi”.

Secondo le stime Unrae per l’ultimo quadrimestre, che pure sarà caratterizzato da due giorni lavorativi in più, rimane l’aspetto di incertezza legato alla disponibilità da parte di tutti i Marchi di prodotti rispondenti alle nuove direttive di omologazione dei veicoli (Wltp), che hanno pesato sui risultati del terzo trimestre.
Ancora Crisci: “A fine anno la frenata del mercato sarà determinata in particolare dalla flessione degli acquisti dei privati, previsti scendere al 55,9% di quota, che in questa fase di incertezza stanno posticipando il rinnovo della propria auto o si stanno orientando verso vetture a noleggio, per rimandare il momento di scelta della motorizzazione da acquistare. Il noleggio è previsto salire al 22,8% del totale mercato, le società assestarsi sul 21,3%. Quanto al 2019, dovrebbe chiudersi con 1.928.000 vendite, quindi -0,1% (circa 2.000 vetture) sull’intero 2018, coerentemente con il quadro macroeconomico”.

Tornando al risultato di ottobre, non si può non sottolineare la performance decisamente negativa del diesel: -27% in volumi e perdita di 11,5 punti di quota (giù fino al 44% del totale). A beneficiarne è stata soprattutto la benzina (+22,5% e quota salita al 41,7%), grazie alla spinta dei privati, ma molto bene sono andate anche le ibride, con un +30% in volumi e quota salita al 5,9%. Forte la flessione del metano (-62,7%), leggera quella del Gpl. L’exploit del mese è delle elettriche (+150%), grazie soprattutto al noleggio: la quota di ottobre è stata dello 0,4%, quella dei 10 mesi è dello 0,3%.
Il forte calo del diesel ha inoltre portato a un nuovo incremento delle emissioni medie ponderate di CO2, che in settembre sono cresciute del 2,4% a 115,5 g/km. Sui 10 mesi, si registra un +0,2% a 112,6 g/km.

Tra i canali di vendita a pagare pegno a ottobre è stata la componente business: società -29,7%, noleggio -16,6% (in calo sia il breve sia il lungo termine). La notizia è che a crescere è stato il canale dei privati, il solo in segno positivo nel mese: +3,6% e quota mercato del 65,3%, anche se nel cumulato la flessione resta evidente (-4% in volumi).

In conclusione, a leggere i commenti non solo da parte di Unrae ma anche di Federauto e Anfia, a pesare sul rallentamento registrato nei due mesi post-estate sarebbe l’incertezza del consumatore riguardo al futuro delle motorizzazioni in Italia, su tutte naturalmente in diesel.
“Per quanto l’obiettivo prioritario delle Amministrazioni centrali e locali dovrebbe essere quello di rinnovare il vetusto parco auto italiano, i provvedimenti introdotti, fra loro scollegati e in alcuni casi destinati più a demonizzare alcune motorizzazioni rispetto al più alto obiettivo ambientale, non fanno altro che generare incertezza nel consumatore che – in molti casi - rimanda il momento di scelta e sostituzione della vettura e non supporta il processo virtuoso di ammodernamento del parco circolante”, il commento di Michele Crisci.
“È evidente che siamo di fronte ad un passaggio molto delicato, in cui chi compra, o meglio vorrebbe comprare un veicolo nuovo, sta inviando un messaggio chiaro: ‘Mi piacerebbe comprare un’auto nuova ma non so cosa è meglio comprare, forse è meglio aspettare…’. Il tema è quello delle incertezze sulla fruibilità futura delle auto alimentate a gasolio. che peraltro rispettano pienamente la regolamentazione comunitaria in materia di emissioni. Non a caso calano in misura sostanziosa gli acquisti di società e noleggiatori, probabilmente più sensibili ai valori residui dei veicoli di loro proprietà”, il commento di Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto.
Mercato Italia - Ottobre 2018 - immatricolazioni per marca

Pragmatismo contro ideologia, sfida vitale per l’auto

Come guardare al materializzarsi parziale del Governo a Verona, durante Automotive Dealer Day, se non con sentimenti contrastanti? L’impegno assunto da Salvini – non solo circa la detrazione al 100% dell’Iva sulle auto aziendali – contiene in sé pragmatismo e una promessa generale di attenzione per il settore che hanno scaldato il cuore della platea. Al tempo stesso, in sottofondo ma abbastanza forte da farsi sentire, striscia il timore che al pragmatismo enunciato dalle parole possa seguire il nulla – volendo così escludere, intanto per il rispetto dovuto a chi lì lo ha portato per mano, che il vice Premier sia venuto a Verona per fare mera campagna elettorale. 

In Italia abbiamo un Governo bicefalo. Potrebbe non essere un male: due teste possono ragionare meglio di una soltanto. Il punto, però, è che i rapporti con chi ci governa ci sono stati rappresentati nel modo seguente. Si parla con l’esponente di una delle due anime (teste) dell’entità che guida il Paese. Gli si spiega la situazione e come siano necessari gli interventi A, B, C. La risposta è: “Hai ragione su tutto, noi vorremmo fare quello che chiedi, ma il problema è che gli altri…”.  Allora si va a cercare l’esponente degli “altri”. Gli si spiega la situazione e come siano necessari gli interventi A, B, C. La risposta è: “Non posso che darti ragione, bisognerebbe fare come dici, ma il problema è che gli altri…”. E così via, ad libitum – con i tecnici, quelli che conoscono la realtà e sanno come i problemi vadano affrontati, bloccati nel mezzo della contesa, terrorizzati. 

Suona per quello che è: una presa in giro. Ed è una pratica, a quanto pare, alla quale si attengono entrambe le teste del Governo bicefalo. Su questo banco di sabbia, per restare a Salvini e all’auto, sembra sia andata ad arenarsi la faccenda delle accise sulla benzina: “Ne taglieremo 7 appena saremo al Governo”, aveva detto il leader leghista il 1° marzo 2018, prima delle elezioni politiche; tutte e 7 le accise sono ancora lì.

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