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Crollo verticale, difficile definirlo altrimenti. Il mercato Italia delle auto nuove a settembre ha fatto -25,4% sullo stesso mese del 2017. Le immatricolazioni, dicono i dati diffusi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sono state 124.976, quindi 42.500 unità in meno delle 167.469 dello scorso anno.
Il 50% dell’immatricolato del mese è stato effettuato negli ultimi tre giorni lavorativi, le auto-immatricolazioni di Case e Concessionari dovrebbero aver contato per circa il 18% del totale delle immatricolazioni mensili.
Al netto delle esigenze di smaltimento dello stock, il trimestre luglio-settembre chiude così a -6,9%. Nei primi 9 mesi del 2018 il cumulato è di 1.491.261 unità, contro 1.534.349 del gennaio-settembre 2017: -2,8% la differenza.

Un risultato negativo così forte certo non può essere imputato al giorno lavorativo in meno. Maggiore l'impatto, certamente, dell'anticipo degli acquisti a luglio e agosto causa entrata in vigore delle nuove norme di omologazione dal 1° settembre (e la contemporanea indisponibilità di nuovi prodotti a norma da parte di alcuni Marchi). Ma un ruolo importante sembra aver giocato, sia pur di riflesso, anche il "patto anti-smog della Pianura padana", che se da un lato blocca la circolazione di veicoli vecchi, dall'altro non chiarisce quali saranno le prossime mosse e se e come riguarderanno veicoli nuovi alimentati a benzina e diesel. L'incertezza, insomma, che ferma il mercato.

"I blocchi della circolazione per le vetture più anziane, e quindi più inquinanti e meno sicure, sono un segnale positivo nell’ottica del rinnovo del parco più volte da noi auspicato e sollecitato", ha commentato Michele Crisci, presidente di Unrae. "In tal senso l’Associazione plaude all’introduzione di questa tipologia di misure, che però andrebbero accompagnate con messaggi chiari e concreti, in questa fase di transizione verso motorizzazioni a impatto zero, ispirati al principio della neutralità tecnologica e, quindi, riferiti alla possibilità di sostituire i veicoli anziani con mezzi più moderni e innovativi, compresi i diesel Euro 6, considerati i virtuosi livelli di emissione raggiunti. In effetti oggi le campagne di demonizzazione delle autovetture a gasolio stanno disorientando e impaurendo i clienti, anche alla luce dell’impatto sul valore residuo della propria vettura”.
A sostegno di questo ragionamento, l'analisi del Centro Studi e Statistiche Unrae, dalla quale emerge che, nelle tre principali città per numero di immatricolazioni annue, le vendite di diesel a clienti privati si stanno riducendo in modo considerevole. Negli 8 mesi di questo anno, nel comune di Milano la flessione è del 28,6%, a Roma del 22,3%, a Torino del 37,4% .
In totale, il calo delle vetture diesel tra i privati è del 15,8%. “Pensare di poter fare a meno nell’immediato di una motorizzazione che ancora oggi rappresenta oltre il 50% del mercato – commenta Crisci – significa creare un buco produttivo che il nostro Paese non può nell’immediato colmare con altre motorizzazioni, senza considerare i riflessi negativi sulla necessità di rinnovo del parco circolante e sul raggiungimento degli obiettivi europei in tema di emissioni”.
Ancora: "L'Unrae ribadisce che il percorso verso una mobilità a impatto zero per le persone e l’ambiente è già una strada segnata, occorre definirne e accompagnarne la transizione. Nel frattempo è necessario che sia avviato un processo virtuoso che consenta al nostro Paese di raggiungere gli obiettivi fissati dalle normative europee, senza penalizzare una motorizzazione rispetto a un’altra e attraverso l’adozione di misure efficaci di svecchiamento del parco e di realizzazione delle necessarie infrastrutture per la ricarica elettrica”.

Alla posizione di Unrae fa eco quella di Federauto, espressa dal presidente Adolfo De Stefani Cosentino: "A nostro avviso il mese ha iniziato a mostrare i segnali di caduta della domanda, per un evidente effetto di retroazione legato ai provvedimenti antismog assunti nella macro-area padana e non solo, comunque con una forte eco a livello nazionale. La crescita di ibride ed elettriche rispecchia una maggiore attenzione verso i temi della mobilità sostenibile, ma i diversi approcci seguiti da Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto evidenziano la necessità di introdurre criteri di omogeneità con regole univoche stabilite da un ente centrale e non lasciate alla discrezionalità delle amministrazioni locali. Altrimenti si rischia di creare danni al mercato e distruggere valore".

L'analisi del mercato di settembre, tra le motorizzazioni il diesel ha perso il 38,3% dei volumi ed è sceso al 47,9% del totale mercato. Nel cumulato dei primi 9 mesi la quota è del 53,3% (-3,5 p.p.). In flessione molto più contenuta la benzina (-6,3% e una rappresentatività che sale al 38,7%), mentre calano del 24,2% le vetture a Gpl e del 62,7% quelle a metano, che si fermano all’1% di quota. Bene le ibride, +28,2%, che in settembre hanno superato le immatricolazioni del Gpl, raggiungendo nel mese una quota del 6,1% (+ 2,5 p.p.), mentre nel cumulato rappresentano il 4,3% del totale. Forte crescita per le vetture elettriche (+168,7%) che si portano allo 0,4% di quota.
I canali di vendita hanno tutti pagato pegno. Le immatricolazioni ai privati a -16,3% nel mese e -4,8% nel cumulato (rispettivamente al 59,9% e 54,8% di quota). Molto forte il calo delle società: -34,5% nel mese e -4% nei 9 mesi. Il noleggio, risultato il canale peggiore a settembre (-38%), si mantiene in territorio positivo nel cumulato dei 9 mesi (+3,2%, e quota salita al 24,3%).
Mercato Italia - Settembre 2018 - immatricolazioni per marca

Se Torino va a Milano, e la politica gioca a fare autogol

Perciò Torino va a Milano, nel senso del Salone dell’auto che cambia residenza. Lascia la città che gli era propria, lascia la dimora, il Parco Valentino, che lo ha visto rinascere e prosperare e affermarsi addirittura come standard con il quale dovranno misurarsi da qui in avanti gli show dell’auto, laddove pochi, pochissimi, avrebbero scommesso sulla sua capacità di durare oltre due, tre edizioni. Sono state invece cinque, l’ultima delle quali illuminata dalla presenza di 700mila visitatori e di 54 Marchi auto. Un trionfo di pubblico e di critica. Poi, è entrata in scena la politica – bassa, rigorosamente con la minuscola. E Torino, perciò, se ne va a Milano. Naturalmente, il fulmine a ciel sereno scagliato da Andrea Levy, presidente del Salone, che annunciando il trasloco ha insieme fornito le date del primo appuntamento milanese e quella della conferenza stampa di presentazione, qualche dubbio consistente lo ha prodotto. Si è detto: non si può improvvisare su due piedi un trasloco di questa portata; e in Italia, poi, dove la burocrazia è padrona e per ottenere permessi ci possono volere anni; e per andare a Milano, infine, che ha un’agenda degli eventi in cui, per trovare un buco libero, bisogna fare i salti mortali… E ancora, si è detto, un imprenditore che ha dimostrato di saperci fare, e Andrea Levy lo è, procede per programmi, non per improvvisazioni o colpi di testa. Quindi, si è concluso, la decisione di lasciare Torino non nasce dall’ultimo scontro con l’amministrazione locale – il vicesindaco Guido Montanari in testa, con la sua “speranza nella grandine” affinché mandasse all’aria l’ultima edizione del Salone del Parco Valentino - ma era stata già presa da tempo, si aspettava solo un casus belli per metterla in atto, e il casus belli è puntualmente arrivato.

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