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Un agosto mai visto per il mercato Italia delle auto nuove. I dati diffusi dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti indicano una crescita del 9,5% sullo stesso mese del 2017, che già era stato prorompente: le immatricolazioni sno state 91.551, circa 8.000 in più delle 83.638 di 12 mesi fa. I primi 8 mesi del 2018, dunque, si attestano a quota 1.365.947 targhe, in linea (-0,07% la differenza) con lo stesso periodo del 2017, quando se ne contarono 1.366.881.

Il risultato, che ha del clamoroso, è frutto dell'entrata in vigore, il 1° settembre, delle nuove norme europee di immatricolazione dei veicoli in funzione di emissioni testate anche con prove reali (le nuove metodologie di omologazione WLTP e RDE), momento che ha indotto molte Reti di vendita ad accelerare il passaggio di generazione dei prodotti e quindi spinto oltre misura il mercato. Da evidenziare, però, anche il fatto che il 54% dell’immatricolato del mese è stato effettuato negli ultimi tre giorni lavorativi e che il 19% dello stesso è stato frutto di auto-immatricolazioni di Case e Concessionari (commento di Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di federauto: "In alcune situazioni, al di là delle promozioni, le Reti di vendita hanno assorbito volumi di veicoli, rimpinguando gli stock di Km0. E questo potrà condizionare gli sviluppi del mercato a breve termine”).
Dunque il mercato dell'auto nuova in Italia si mantiene su un livello di incertezza. Anche perché dietro l'angolo si nasconde il rischio - percepito come molto forte - dell'aumento dell'Iva contenuto nell’articolo 2 della Legge di Bilancio 2018 , che prevedrebbe l’innalzamento dell’aliquota ordinaria nel 2019 di ben 2,2 punti, al 24,2%, per raggiungere il 24,9% nell’anno successivo e il 25% nel 2021. Una misura che porterebbe l’Italia ad essere uno dei Paesi con l’aliquota più alta in Europa, sicuramente quello con la più alta fra i 5 mercati maggiori.

Preoccupazione, dunque, ha espresso l'Unrae, per bocca del presidente Michele Crisci: "L'aumento dell’Iva potrebbe indurre una stagnazione dei consumi nel nostro Paese, con effetti sulla situazione macroeconomica generale. Nel solo settore automobilistico, un aumento di questa portata costringerebbe i consumatori a spendere, per l'acquisto di una vettura, 400 euro in più nel 2019, che diventerebbero 530 nel 2021. E questo disincentiverebbe chiaramente gli acquisti, decelerando ulteriormente il necessario processo di rinnovo di un parco circolante molto anziano, con il perpetuarsi degli effetti negativi che questo comporta sulla sicurezza stradale e sull'ambiente".
Sulla stessa lungheza d'onda De Stefani Cosentino: "L'aumento dell'Iva sarebbe un grave colpo per gli acquisti di famiglie ed imprese, e potrebbe portare il nostro mercato dalla sostanziale parità con il 2017 ad una pesante e rapida riduzione dei volumi di vendita”. 

L’analisi delle vendite per canale di agosto evidenzia la forte spinta del noleggio: +31,3%, in crescita di oltre 3 punti di quota, fino al 19,3% del totale mercato. Questo grazie al Lungo termine, che ha segnato un +35% (grazie soprattutto alla performance delle società captive), mentre il Breve termine ha avuto una flessione del 17,5%. Nel cumulato gennaio-agosto il noleggio copre 1/4 del mercato totale.
I privati sono cresciuti nel mese del 5,8%, perdendo quasi 2 punti di quota (al 56,7% del totale); negli 8 mesi si mantengono in territorio negativo: -3,5% in volume, al 54,3% di quota.
Lieve incremento, infine, per le vendite a società (+3,2%) che ad agosto si sono fermate al 24% di quota (-1,4 punti percentuali), mentre negli 8 mesi risultano sostanzialmente stabili sia in volume che in quota.
Tra le motorizzazioni, in crescita il diesel (+6,2%) grazie a noleggio e vendite a società, mentre tra i privati ha registrato un drastico -8,5%. La benzina ha fatto l'opposto: +25% tra i privati e -34,5% nelle vendite a società. Il noleggio ha sostenuto le immatricolazioni di Gpl e metano, mentre prosegue l'ascesa delle auto ibride, che hanno registrato crescite a tre cifre nel noleggio e società nonché un incremento del 16,1% tra i privati. L’ottimo contributo di tutti i canali ha spinto l’incremento delle elettriche (+93,9% in agosto). Nel cumulato degli 8 mesi il diesel rappresenta il 53,7% del totale (-3 punti), la benzina recupera un punto, portandosi al 33,1%, stabile il gpl al 6,5%, le ibride guadagnano un altro punto e raggiugono il 4,1%, al 2,3% di quota il metano e allo 0,2% le elettriche.
Mercato Italia - Agosto 2018 - immatricolazioni per marca

Mercato, stock, Km0: chi vince al gioco dell’oca?

Ci risiamo. Il mercato ha dato numeri buoni a luglio, eccellenti ad agosto, il solito mese jolly. Un’estate apparentemente a gonfie vele, in Italia - in Europa  è stata addirittura clamorosa.  L’effetto Wltp, si è subito detto, ben sapendo quello che si diceva. Ovvero: la spinta delle campagne promosse da Concessionari e Case per smaltire gli stock di auto non conformi alle nuove procedure di omologazione in vigore dal 1° settembre ha prodotto quei volumi e quelle percentuali di crescita. Il punto è che, una volta di più, c’è da chiedersi se immatricolazione sia sinonimo di vendita. A occhio, non lo è, specie se si parla di vendita al cliente privato - che continua a tenersi abbastanza lontano dal mercato. Dunque, il giro appare essere il solito: si sono smaltiti gli stock rimpinguando altri stock. Che, in un modo o nell’altro, vanno a rimpinguare la flotta delle Km0, in carico ai Concessionari. Ad agosto, le Case non hanno praticamente fatto auto-immatricolazioni (e Fiat ha sacrificato così il 1° posto di Panda nella classifica dei modelli più venduti). I Dealer ne hanno fatto il 44,28% in più rispetto al 2017 - senza contare le 1.835 immatricolazioni intestate alle proprie società di noleggio a breve termine. Negli 8 mesi del 2018, sono arrivati a quota 160mila (+22.000 circa sul 2017), a fronte del -25,6% di quelle delle Case (-19.000 unità). I dati sono di Data Force e dicono che i vasi continuano a comunicare: da una parte le auto-immatricolazioni calano, dall’altra crescono. Che si tratti di forzature, lo lasciamo dire a chi le fa e poi se ne lamenta. Che il mercato finirà per pagare questo gioco è fuor di dubbio. Resta da capire quando. La speranza è che non sia necessario sedere sulla riva del fiume, per capire quando accadrà.

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Nessuna nuova sul fronte delle rappresentanze dei Dealer. Il che non è una buona nuova. Le strade, tra Federauto e i promotori della nuova associazione, si sono definitivamente separate con lo scambio di lettere di inzio estate. Posizioni inconciliabili, dialogo inesistente. Fine della possibile collaborazione. Che era la strada auspicata da qualcuno, all’interno della compagnia dei “fuoriusciti”: la Federauto a fare la propria politica, il nuovo gruppo con funzione di task force e l’incarico di occuparsi di uno dei tanti temi che incombono sul business e sugli imprenditori che lo portano avanti. Oggi lo spettro dell’aumento dell’Iva, domani quello del Regolamento europeo - solo per citare due delle aree di intervento in cui il lavoro di lobby potrebbe (avrebbe potuto?) risultare più che utile. Ma no: separati nella stessa casa, si procederà così.

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