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Con una crescita del 2,9% e 8.449.247 nuove immatricolazioni va in archivio la prima metà del 2018 nei 28 mercati dell’Unione Europea, Malta esclusa. A giugno, i 5 mercati di riferimento hanno mostrato ancora una volta risultati molto diversi. Da un lato la Germania che trova nuovo vigore dopo il brutto mese di maggio e si produce in un positivo 4,1%. Dalla stessa parte, la Spagna che prosegue il proprio cammino all’inseguimento dei migliori risultati del decennio con l’incremento del targato dell’8%. E ancora, la Francia capace di ottenere a giugno una crescita di oltre il 9%. Sul fronte opposto, l’Italia di cui sappiamo (-7,2%) e il Regno Unito che torna a mettere la prua sotto la linea di galleggiamento con un -3,5%. Nei Paesi di seconda fascia, va segnalata la corsa della Svezia che a giugno cresce del 73% e, con 66mila nuove targhe, è sesta nella graduatoria per Paese sopravanzando Belgio, Paesi Bassi e Polonia. Quanto ai Gruppi, sempre facendo riferimento ai 28 mercati UE, il primo semestre del 2018 va in archivio con Volkswagen che cresce del 13,3% e porta la propria penetrazione al 24,9%, ormai a un solo decimale dal valere un quarto dell’intero mercato. In termini di volumi ci sono a seguire Psa (+65,8%), Renault (+4,7%) e Fca che a giugno perde, soprattutto per Fiat, il 2,6% e nel cumulato dei primi 6 mesi si ferma a -2,2%.
Mercato Europa - Giugno 2018 - Vendite per Gruppi e Marche
Mercato Europa - Giugno 2018 - Vendite per Paese

Se Torino va a Milano, e la politica gioca a fare autogol

Perciò Torino va a Milano, nel senso del Salone dell’auto che cambia residenza. Lascia la città che gli era propria, lascia la dimora, il Parco Valentino, che lo ha visto rinascere e prosperare e affermarsi addirittura come standard con il quale dovranno misurarsi da qui in avanti gli show dell’auto, laddove pochi, pochissimi, avrebbero scommesso sulla sua capacità di durare oltre due, tre edizioni. Sono state invece cinque, l’ultima delle quali illuminata dalla presenza di 700mila visitatori e di 54 Marchi auto. Un trionfo di pubblico e di critica. Poi, è entrata in scena la politica – bassa, rigorosamente con la minuscola. E Torino, perciò, se ne va a Milano. Naturalmente, il fulmine a ciel sereno scagliato da Andrea Levy, presidente del Salone, che annunciando il trasloco ha insieme fornito le date del primo appuntamento milanese e quella della conferenza stampa di presentazione, qualche dubbio consistente lo ha prodotto. Si è detto: non si può improvvisare su due piedi un trasloco di questa portata; e in Italia, poi, dove la burocrazia è padrona e per ottenere permessi ci possono volere anni; e per andare a Milano, infine, che ha un’agenda degli eventi in cui, per trovare un buco libero, bisogna fare i salti mortali… E ancora, si è detto, un imprenditore che ha dimostrato di saperci fare, e Andrea Levy lo è, procede per programmi, non per improvvisazioni o colpi di testa. Quindi, si è concluso, la decisione di lasciare Torino non nasce dall’ultimo scontro con l’amministrazione locale – il vicesindaco Guido Montanari in testa, con la sua “speranza nella grandine” affinché mandasse all’aria l’ultima edizione del Salone del Parco Valentino - ma era stata già presa da tempo, si aspettava solo un casus belli per metterla in atto, e il casus belli è puntualmente arrivato.

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