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Come maggio così giugno: il mercato delle auto nuove ha chiuso il mese con un significativo -7,3%: 174.702 sono state le immatricolazioni comunicate dal Ministero, rispetto allo stesso mese dello scorso anno mancano all'appello 13.600 unità (allora furono 188.363). In negativo, quindi, si è chiuso anche il primo semestre del 2018: -1,45%, con 1.120.829 immatericolazioni (nel 2017 furono 1.137.299).

Analizzando la struttura del mercato, però, si vede come in realtà il canale dei privati sia stato quello che nel mese ha sofferto di meno. La flessione è stata leggera (-0,5%), alla quale ha corrisposto una risalita nella quota di mercato (55,4%) dovuta però alla diminuzione degli altri canali di vendita. Nel 1° semestre 2018, i privati segnano un -5,1% sullo stesso operiodo 2017 e registrano una perdita del 2% nella quota (al 53,7%).
Come si diceva, molto più sostenuta la caduta - a giugno - dei canali del noleggio e delle società.
Nel primo caso si è registrato un -11% complessivo, dovuto essenzialmente al -35% circa del breve termine, mentre il Nlt ha chiuso con un buon +5,2%. Nel cumulato gennaio-giugno, il noleggio registra comunque un +5,8% in volumi e un +2% di quota (26,5%).
Quanto alle società, il confronto con l'eccellente giugno 2017 è stato impietoso: -18,6%, frutto soprattutto dell'importante riduzione delle autoimmatricolazioni (quelle delle Case sono scese nel mese di oltre il 50%). Nell'arco dei 6 mesi, le vendite a società si mantengono sostanzialmente sui livelli del 2017, con una quota intorno al 20% del mercato.

Proprio alla forte frenata sulle autoimmatricolazioni è da ascriversi il risultato del Gruppo Fca, che non può passare inosservato: -19% e quota scesa al 25%, con la sola Jeep a performare positivamente (+91,7%) tra i Brand che fanno volumi.

Tornando al mercato in generale, sul fronte delle motorizzazioni anche a giugno è stata molto pesante - e declinata su tutti i canali di vendita - la flessione del diesel (-17% e quota scesa di 6 punti percentuali al 52,8% del totale). In flessione anche il Gpl (-9,2% nel mese, -4,7% nel cumulato). In crescita invece la benzina (che nel semestre rappresenta il 33,5% del mercato) e il metano, mentre si conferma l'ascesa forte di ibride (+25% a giugno e +30,7% nei 6 mesi) ed elettriche (+125%).

Insomma, un mese di giugno certo non memorabile. Un passo falso pesante, da imputare anche - secondo Michele Crisci, presidente di Unrae - "al clima di incertezza che si sta determinando sulla clientela potenziale, alimentato dalle evitabili anticipazioni sulle decisioni che verranno prese in futuro sulla mobilità”.

Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto, ha parlato di un "mese di giugno particolarmente faticoso e, secondo le nostre valutazioni, fortemente condizionato da un generale calo del traffico dei clienti nei saloni, dal momento che le interessanti iniziative promozionali per lo smaltimento degli stock hanno solamente consentito di contenere la flessione della domanda dei privati". Inoltre, "il calo di oltre 16 punti delle immatricolazioni di autovetture diesel pone un'attenta riflessione sugli sviluppi futuri ma, soprattutto, lancia il tema della contrapposizione alla demagogia e, quindi, della transizione verso la mobilità del futuro e di come essa debba essere accompagnata e guidata senza che questa si trasformi in fattore di destabilizzazione anche per le imprese concessionarie e per l’indotto”.
Mercato Italia - Giugno 2018 - immatricolazioni per marca

Se il food delivery consegna lezioni a domicilio

I l titolo è perentorio: “2030: il food delivery ucciderà i ristoranti. E dalle case spariranno le cucine”. L’articolo, pubblicato dal sito Business Insider, porta la firma di Valerio Mammone. Abbonda di dati e virgolettati, è molto dettagliato. Non parla del mercato delle automobili, naturalmente, ma può risultare istruttivo, se si ha voglia di uscire dalla logica “il nostro è un business unico”. 
Food delivery: consegna di cibo a domicilio. In Italia, ci dice Mammone, il fenomeno esplode nel 2015, con nuove startup (Glovo, Foodora, Deliveroo, UberEats...) venute a rompere il dominio di Just Eat. Nel 2017 il mercato vale 201 milioni di euro, +66% sul 2016. Nel primi mesi del 2018, tra piatti pronti o semplice spesa, più di 4 milioni di italiani hanno scelto la consegna a domicilio almeno una volta al mese. Utilizzatori più assidui: i Millennial, fascia d’età tra i 25 e i 34 anni. Entro il 2022 si prevede che le piattaforme di food delivery genereranno un giro d’affari da 2,5 miliardi di euro. 
Il punto centrale dell’asse che i ristoratori hanno costituito con le piattaforme di food delivery - spiega Business Insider - sono i big data. Migliaia di informazioni vengono raccolte ed elaborate ogni giorno dalle piattaforme e poi, dice Samuele Fraternali dell’Osservatorio e-commerce B2C, “i dati vengono rivenduti ai ristoratori, che così possono profilare gli utenti, sapere quali prodotti vanno di più, quali sono i servizi preferiti, quali zone e fasce orarie rendono di più... Il ristoratore non paga tanto il dato, quanto la sua rielaborazione”.

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