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Con il mese di maggio torna il segno negativo per il mercato Italia delle auto nuove. I dati diffusi dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dicono che nel mese le immatricolazioni sono state 199.113, vale a dire -2,8% rispetto a maggio 2017. Il cumulato dei primi 5 mesi dell’anno si è portato a quota 945.677 immatricolazioni, circa 3300 in meno delle 948.938 raccolte nel periodo gennaio-maggio 2017: la contrazione è dello 0,3%. L’approfondimento della struttura del mercato effettuata da Unrae rileva come, nel mese appena conclusosi, il solo canale di vendita in territorio positivo sia stato quello dei Privati (+0,6%, con 112.731 immatricolazioni), la cui quota di mercato è salita 56,3% del totale. Nel cumulato dei 5 mesi la flessione resta comunque evidente: -6% rispetto allo stesso periodo del 2017, mentre la rappresentatività sul totale è al 53,4% (-3,2%). Per il resto dei canali, come detto, flessione generale: il Noleggio a -1,9% (breve termine a -15,5%, lungo termine a -4,7% – anche se si segnala la progressiva crescita dei noleggi effettuati da Case e Reti), le Società a -13,1% (risultato determinato dal -16,6% delle autoimmatricolazioni nel confronto con lo stesso periodo dello scorso anno, mentre le società vere e proprie segnano una flessione contenuta e pari al -2,3%. Sul fronte delle alimentazioni, forte calo del diesel: -10,1% e quota mercato scesa, di 4 punti, al 51,7% del mercato; nel cumulato la flessione è del 4,2% (quota al 54,1%). In discesa anche il Gpl (-3,5% nel mese e -3,7% in gennaio-maggio), mentre hanno ben performato benzina (+3,1%), ibride (+12,3%), elettriche (+298%) e metano (+107%). Venendo ai Marchi, si segnala l’ulteriore rallentamento di Fiat: a maggio -22,81%, nel cumulato dei 5 mesi siamo a -16,52%, con la quota scesa al 18,22% (era del 21,76%). Nonostante l’ottimo andamento di Jeep (a maggio +129,62%, nei 5 mesi +102%), per il Gruppo Fca il mese appena concluso ha dato un -8,22% che corrisponde a un -7,16% nel cumulato e a una quota scesa al 27,58%.
Mercato Italia - Maggio 2018 - immatricolazioni per marca

Se il food delivery consegna lezioni a domicilio

I l titolo è perentorio: “2030: il food delivery ucciderà i ristoranti. E dalle case spariranno le cucine”. L’articolo, pubblicato dal sito Business Insider, porta la firma di Valerio Mammone. Abbonda di dati e virgolettati, è molto dettagliato. Non parla del mercato delle automobili, naturalmente, ma può risultare istruttivo, se si ha voglia di uscire dalla logica “il nostro è un business unico”. 
Food delivery: consegna di cibo a domicilio. In Italia, ci dice Mammone, il fenomeno esplode nel 2015, con nuove startup (Glovo, Foodora, Deliveroo, UberEats...) venute a rompere il dominio di Just Eat. Nel 2017 il mercato vale 201 milioni di euro, +66% sul 2016. Nel primi mesi del 2018, tra piatti pronti o semplice spesa, più di 4 milioni di italiani hanno scelto la consegna a domicilio almeno una volta al mese. Utilizzatori più assidui: i Millennial, fascia d’età tra i 25 e i 34 anni. Entro il 2022 si prevede che le piattaforme di food delivery genereranno un giro d’affari da 2,5 miliardi di euro. 
Il punto centrale dell’asse che i ristoratori hanno costituito con le piattaforme di food delivery - spiega Business Insider - sono i big data. Migliaia di informazioni vengono raccolte ed elaborate ogni giorno dalle piattaforme e poi, dice Samuele Fraternali dell’Osservatorio e-commerce B2C, “i dati vengono rivenduti ai ristoratori, che così possono profilare gli utenti, sapere quali prodotti vanno di più, quali sono i servizi preferiti, quali zone e fasce orarie rendono di più... Il ristoratore non paga tanto il dato, quanto la sua rielaborazione”.

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