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Con un giorno lavorativo in più rispetto al novembre 2016, le vendite di automobili, all’interno dell’Unione Europea, sono state 1.216.702, per una crescita del 5,9%. Il cumulato degli 11 mesi raggiunge 14.047.460 vendite, il 4,1% in più sul periodo gennaio-novembre 2016. Fra i grandi mercati prosegue l’andamento al ribasso del Regno Unito che a novembre fa il -11,2% e negli undici mesi perde il -5%. Bene Spagna e Francia che nel mese si producono in crescite a due cifre, +12,4% e +10,3% rispettivamente, valori che portano il cumulato a +7,8% e +5,3%. Ottima la performance della Germania che nel mese realizza un +9,4% mentre il cumulato va a +3%. Il periodo gennaio-novembre è caratterizzato da segno positivo per tutti i mercati dell’Unione, fatta eccezione per il già citato Regno Unito, l’Irlanda (-10,3%) e la Finlandia (-0,3% negli 11 mesi, ma con novembre a +7,3%). Le migliori notizie arrivano comunque da Est dove i Paesi nuovi membri, che ormai valgono più dell’8% di quota mercato, hanno realizzato a novembre una crescita del 10,26% e nel cumulato raggiungono un incremento del 14%. Scorrendo la top 10 dei Marchi, il miglior incremento mensile arriva da Toyota titolare della posizione numero 10, Mercedes è al quinto posto ma in pieno possesso della “premiumship” di fronte a Audi sesta e BMW settima.
Europa - Novembre 2017 - vendite per gruppi e marche
Mercato Europa - Novembre 2017- Vendite per Paese

Manifesto per chi vuole resistere

Nulla sarà più come prima, è il mantra che ci stiamo ripetendo davanti all’ignoto e ai relativi interrogativi – quando finirà? E come sarà quella che allora chiameremo “normalità”? – generati dalla pandemia di Coronavirus. E la storia del mondo domani o dopo potrà essere datata a.C. (avanti Coronavirus) e d.C. (dopo Coronavirus).
Non sfugge, né sfuggirà, a tale destino il mondo automotive a livello globale, ben dentro la tempesta perfetta. Sorpreso, travolto, molto preoccupato. Fabbriche chiuse, concessionarie chiuse, tutto fermo, immobile. Scenario di guerra. 
Il dramma – che è molto vicino a essere una tragedia – non è uguale per tutti. Soffrono tutti, ma qualcuno di più: per restare all’Italia, il comparto della distribuzione auto. Il colpo subìto lo ha messo in ginocchio, la terra non è mai stata tanto vicina. Nell’intervista che pubblichiamo, Adolfo De Stefani Cosentino, presidente dei Concessionari, dice tra l’altro: “Tra il 10% e il 20% delle aziende è a rischio chiusura”. Il Governo ha varato provvedimenti per le imprese ritenuti inadeguati dai Dealer, non idonei alla loro realtà: con fermezza e chiarezza gli è stato fatto notare, si aspettano risposte. Il Governo anche su questo tavolo si gioca la faccia, ma i Concessionari ci si giocano la vita. Non è lo stesso gioco. Insistere, e resistere: è ciò che la Federazione farà, e si spera che lo facciano anche le Case auto. Se davvero si è partner, alla guerra si va insieme.
Ma poi non c’è a.C. senza d.C. E il dopo, quella “normalità” per nulla somigliante alla normalità che fino a ieri abbiamo praticato, forse non è immaginabile, ma desiderabile certo lo è. Può bastare, per resistere. Per conservare o ritrovare la voglia di combattere. Esploratori dell’ignoto, forse in numero ridotto, ma sul pezzo, con rabbia e per amore (del proprio lavoro, dell’impresa che hanno ereditato o creato dal nulla): i Concessionari ci saranno.
Come tutti noi, oggi sono reclusi ma non per forza esclusi. Dal domani, quando verrà.
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