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Nell’insieme dei 27 mercati dell’Unione Europea, a giugno sono state immatricolate 1.491.003 nuove automobili. La cifra si avvicina di molto a quanto visto nel lontano 2007; prima cioè che la crisi economica affliggesse buona parte dei mercati mondiali. La crescita su base annua del 2,1%, che denota una contrazione, seppur lieve, del trend, va attribuita al calo della Germania che consuntiva per il mese un -3,5% e all’ulteriore segno negativo (-4,8%) riportato dal Regno Unito. Per contro è la ottima performance dei Paesi nuovi membri, capaci di far segnare un +12% complessivo, a ridare ossigeno al variegato mercato continentale. Il rendiconto semestrale dell’EU vede l’immatricolato di 8.210.921 passenger car, pari a una crescita del 4,7% sul primo semestre del 2016. A metà anno solo il Regno Unito (-1,3%), la Finlandia (-1,6%), l’Irlanda (-10%) e la piccola Lettonia (-1,0%) scendono al di sotto della parità. Sul fronte di singole marche e gruppi, il semestre mette in evidenza le performance del gruppo Toyota che immatricola 50mila auto in più dello stesso periodo 2016 (+14,9%), guadagnando 0,42 punti di quota continentale. Sempre nei primi 6 mesi, balzo in avanti a due cifre di Fca (10,5%), dove Lancia registra un progresso del 39,6% con oltre 46mila unità vendute e Fiat un +11% e 465mila auto.
Mercato Europa - Giugno 2017- Vendite per Paese
Europa - Giugno 2017 - vendite per gruppi e marche

Di coraggio, leggi e convenienza (grazie Giugiaro…)

Davvero Internet è una miniera. Cerchi notizie su Trump che ha rispolverato la minaccia di imporre dazi del 25% sulle auto importate dall’Europa, questa volta per costringere Francia, Gran Bretagna e Germania ad accusare formalmente l’Iran di aver violato l’accordo sul nucleare del 2015. Mentre cerchi, e intanto ti chiedi quale razza di karma negativo abbia accumulato l’industria dell’auto europea, del tutto casualmente ti imbatti in un tesoro, ovvero quella che qui diventa la citazione del mese. 
Eccola: “L’innovazione da sola non basta. In molti casi l’uomo deve essere aiutato a prendere decisioni coraggiose. Ci vogliono le leggi. Altrimenti, anche per ragioni di convenienza immediata, tutto rimane come prima”.
Parole da leggere, rileggere, memorizzare. Il bello ulteriore è che a pronunciarle non è stato né Abramo Lincoln, né Winston Churchill, né Steve Jobs, ma Giorgetto Giugiaro, nel 2014. Uno che, innovando, con coraggio, aiutandosi con le leggi (avvalendosene cioè per definire il perimetro dentro il quale creare), tenendosi sempre alla larga dalla convenienza immediata, ha contribuito a fare – con le sue proprie mani – la storia dell’automobile.
Parole sante. E attualissime, anche solo restando all’industria dell’auto europea. Che in alcuni casi – prendiamo l’elettrificazione – probabilmente ben volentieri, per ragioni di convenienza immediata, tutto avrebbe lasciato come prima, se non ci fossero state le leggi a imporle il cambiamento (che richiede, pur se imposto, una dose enorme di coraggio). Che in altri casi – prendiamo la drammatica situazione della mobilità in Italia – chiede a voce alta, del tutto a ragione, leggi, ovvero regole precise e uguali per tutti e in ogni angolo del Paese, per uscire dallo stallo creato dalla convenienza immediata (dei cosiddetti decisori) e in cui tutto rimane come prima, così che l’uomo possa essere aiutato a prendere decisioni coraggiose (cambiare auto, oggi, lo è) e l’innovazione possa trovare la via dell’effettiva applicazione.

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