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Maggio archivia la flessione di aprile: il mercato Italia delle auto nuove chiude il mese con 204.113 immatricolazioni, che valgono un +8,2% su maggio 2016 (allora furono 188.659, con una crescita a doppia cifra: +28%). Era dal maggio 2009 che la barriera delle 200.000 unità non veniva superata. Secondo i dati diffusi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dunque, i primi 5 mesi del 2017 contano 948.051 immatricolazioni, con una crescita del +8,1% sul periodo gennaio-maggio 2016.

“Grazie agli importanti investimenti delle Case e delle loro Reti in comunicazione e promozione a favore dei consumatori, il mercato resta tonico, confermando che il rallentamento di aprile era stato solo un effetto tecnico. La crescita tende a stabilizzarsi", il commento di Michele Crisci, Presidente Unrae. Che però sottolinea come "mentre i driver economici mostrano finalmente segni di miglioramento, i temi politici invece mantengono necessariamente un’alea di incertezza attorno alle dinamiche dei prossimi mesi. Questo ci porta ad osservare con attenzione il fenomeno incrociato delle vendite nel canale privati, sostanzialmente stabili (+0,7%) in maggio, con le vendite totali in concessionaria (privati, noleggio della concessionaria, autoimmatricolazioni) che restano moderatamente positive (+3,7%)".

L'analisi dei canali di vendita mostra una forte spinta delle vendite a società, che a maggio sono cresciute del 40,9%, fenomeno - secondo Unrae - non direttamente imputabile ai soli vantaggi fiscali. Le immatricolazioni sono state 41.784 e hanno portato le società ad una quota del 20,4% sul mercato totale (in aumento di circa 5 punti percentuali rispetto allo scorso anno). Con un cumulato di 177.058 vetture segnano un +36,8% nei primi 5 mesi dell’anno, aumentando anche in questo caso la propria quota dal 14,6% al 18,6%.
Il canale dei privati rimane sostanzialmente in linea quanto a volumi (+0,7%), ma con le 111.552 targhe registrate perde quota rispetto a maggio 2016, scendendo dal 58,3 al 54,4%. Nel periodo gennaio-maggio, le immatricolazioni a privati segnano un calo sia nei volumi (-1,3%) che in rappresentatività: con le 539.710 vendite registrano una quota di mercato del 56,6% (-5,1 punti percentuali).
Infine il noleggio: spinto dal lungo termine (+15,1%) conta 51.764 immatricolazioni e il 25,2% di rappresentatività, aumentando del 4,4% rispetto a maggio dello scorso anno. Il cumulato dei primi 5 mesi è di 236.706 unità, +13,1% rispetto al periodo gennaio-maggio 2016.

 
In questo contesto, crescono le immatricolazioni FCA: +6,8% e quota che tocca il 29,3%. Molto bene Alfa Romeo con un +31,9%, grazie a Gioulia e Stelvio che si piazzano al vertice dei rispettivi segmenti. Fiat cresce del 10.8%, con la Tipo che per la prima volta è al 2° posto tra le più vendute del mese.

 

Se Torino va a Milano, e la politica gioca a fare autogol

Perciò Torino va a Milano, nel senso del Salone dell’auto che cambia residenza. Lascia la città che gli era propria, lascia la dimora, il Parco Valentino, che lo ha visto rinascere e prosperare e affermarsi addirittura come standard con il quale dovranno misurarsi da qui in avanti gli show dell’auto, laddove pochi, pochissimi, avrebbero scommesso sulla sua capacità di durare oltre due, tre edizioni. Sono state invece cinque, l’ultima delle quali illuminata dalla presenza di 700mila visitatori e di 54 Marchi auto. Un trionfo di pubblico e di critica. Poi, è entrata in scena la politica – bassa, rigorosamente con la minuscola. E Torino, perciò, se ne va a Milano. Naturalmente, il fulmine a ciel sereno scagliato da Andrea Levy, presidente del Salone, che annunciando il trasloco ha insieme fornito le date del primo appuntamento milanese e quella della conferenza stampa di presentazione, qualche dubbio consistente lo ha prodotto. Si è detto: non si può improvvisare su due piedi un trasloco di questa portata; e in Italia, poi, dove la burocrazia è padrona e per ottenere permessi ci possono volere anni; e per andare a Milano, infine, che ha un’agenda degli eventi in cui, per trovare un buco libero, bisogna fare i salti mortali… E ancora, si è detto, un imprenditore che ha dimostrato di saperci fare, e Andrea Levy lo è, procede per programmi, non per improvvisazioni o colpi di testa. Quindi, si è concluso, la decisione di lasciare Torino non nasce dall’ultimo scontro con l’amministrazione locale – il vicesindaco Guido Montanari in testa, con la sua “speranza nella grandine” affinché mandasse all’aria l’ultima edizione del Salone del Parco Valentino - ma era stata già presa da tempo, si aspettava solo un casus belli per metterla in atto, e il casus belli è puntualmente arrivato.

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