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Sono state 1.078.503 le automobili immatricolate nel mese di febbraio nei Paesi dell’Europa Unita, il 2,2% in più rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Niente a che vedere con il risultato a due cifre del gennaio scorso, ma un buon febbraio, specie se si tiene conto della giornata lavorativa in meno e del +14% che il febbraio del 2016 aveva messo a segno su quello del 2015. Il consueto monitoraggio sui 5 principali mercati continentali vede ancora una volta l’Italia prodursi nella migliore performance mensile (+6,2%), seguita dalla Spagna che viaggia sul filo della parità portando a casa un modesto +0,15%. Scende in territorio negativo il Regno Unito (-0,3%), così come la Germania (-2,6%) e anche la Francia che perde il 2,9% del proprio volume del mese. In questo contesto tutt’altro che esaltante va messo in evidenza il buon comportamento dei Paesi nuovi membri capaci di realizzare, nel complesso, una crescita del 15,9%. Ed è proprio questo risultato a fare in modo che il cumulato del primo bimestre riesca a crescere del 6,2% sull’analogo periodo del 2016 raggiungendo i 2.248.040 veicoli immatricolati. Quanto ai risultati dei Gruppi, un febbraio avaro per Volkswagen, Psa, Ford e General Motors i cui risultati vengono preceduti dal segno meno. Bene invece per Renault, Fca e Hyundai. Prossimi alla parità i Gruppi premium di Daimler e BMW.
Europa - Febbraio 2017 - vendite per gruppi e marche
Mercato Europa - Febbraio 2017 - vendite per Paese

Manifesto per chi vuole resistere

Nulla sarà più come prima, è il mantra che ci stiamo ripetendo davanti all’ignoto e ai relativi interrogativi – quando finirà? E come sarà quella che allora chiameremo “normalità”? – generati dalla pandemia di Coronavirus. E la storia del mondo domani o dopo potrà essere datata a.C. (avanti Coronavirus) e d.C. (dopo Coronavirus).
Non sfugge, né sfuggirà, a tale destino il mondo automotive a livello globale, ben dentro la tempesta perfetta. Sorpreso, travolto, molto preoccupato. Fabbriche chiuse, concessionarie chiuse, tutto fermo, immobile. Scenario di guerra. 
Il dramma – che è molto vicino a essere una tragedia – non è uguale per tutti. Soffrono tutti, ma qualcuno di più: per restare all’Italia, il comparto della distribuzione auto. Il colpo subìto lo ha messo in ginocchio, la terra non è mai stata tanto vicina. Nell’intervista che pubblichiamo, Adolfo De Stefani Cosentino, presidente dei Concessionari, dice tra l’altro: “Tra il 10% e il 20% delle aziende è a rischio chiusura”. Il Governo ha varato provvedimenti per le imprese ritenuti inadeguati dai Dealer, non idonei alla loro realtà: con fermezza e chiarezza gli è stato fatto notare, si aspettano risposte. Il Governo anche su questo tavolo si gioca la faccia, ma i Concessionari ci si giocano la vita. Non è lo stesso gioco. Insistere, e resistere: è ciò che la Federazione farà, e si spera che lo facciano anche le Case auto. Se davvero si è partner, alla guerra si va insieme.
Ma poi non c’è a.C. senza d.C. E il dopo, quella “normalità” per nulla somigliante alla normalità che fino a ieri abbiamo praticato, forse non è immaginabile, ma desiderabile certo lo è. Può bastare, per resistere. Per conservare o ritrovare la voglia di combattere. Esploratori dell’ignoto, forse in numero ridotto, ma sul pezzo, con rabbia e per amore (del proprio lavoro, dell’impresa che hanno ereditato o creato dal nulla): i Concessionari ci saranno.
Come tutti noi, oggi sono reclusi ma non per forza esclusi. Dal domani, quando verrà.
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