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In un mercato Italia che ad agosto vola, non poteva mancare l'acuto di Fiat Chrysler Automobiles, che per l'ennesima volta ha registrato un incremento migliore di quello dell’intero mercato. Con oltre 20 mila immatricolazioni, la crescita è stata del 24,1% (contro il +20,1% del mercato) mentre la quota è salita al 28,9% rispetto al 28% dello stesso mese del 2015. Guardando al cumulato degli 8 mesi, il discorso non cambia: nel periodo Fca è cresciuta del 20,2% rispetto al 17,4% del mercato.

Tra i marchi, ad agosto Jeep ha incrementato le vendite del 56,7%, Fiat e Alfa Romeo del 26,1% entrambe.

"Si conferma il dominio dei nostri modelli nella top ten - commentano in Fca - con 8 vetture presenti tra le 10 più vendute del mese: Panda, Ypsilon, Tipo occupano nell’ordine le prime tre posizioni, ma nella classifica sono presenti anche 500L, Punto, 500X, 500 e Renegade. La Tipo, in particolare, è risultata la più venduta del segmento C, dove ha confermato per il secondo mese consecutivo la sua leadership".

Se il food delivery consegna lezioni a domicilio

I l titolo è perentorio: “2030: il food delivery ucciderà i ristoranti. E dalle case spariranno le cucine”. L’articolo, pubblicato dal sito Business Insider, porta la firma di Valerio Mammone. Abbonda di dati e virgolettati, è molto dettagliato. Non parla del mercato delle automobili, naturalmente, ma può risultare istruttivo, se si ha voglia di uscire dalla logica “il nostro è un business unico”. 
Food delivery: consegna di cibo a domicilio. In Italia, ci dice Mammone, il fenomeno esplode nel 2015, con nuove startup (Glovo, Foodora, Deliveroo, UberEats...) venute a rompere il dominio di Just Eat. Nel 2017 il mercato vale 201 milioni di euro, +66% sul 2016. Nel primi mesi del 2018, tra piatti pronti o semplice spesa, più di 4 milioni di italiani hanno scelto la consegna a domicilio almeno una volta al mese. Utilizzatori più assidui: i Millennial, fascia d’età tra i 25 e i 34 anni. Entro il 2022 si prevede che le piattaforme di food delivery genereranno un giro d’affari da 2,5 miliardi di euro. 
Il punto centrale dell’asse che i ristoratori hanno costituito con le piattaforme di food delivery - spiega Business Insider - sono i big data. Migliaia di informazioni vengono raccolte ed elaborate ogni giorno dalle piattaforme e poi, dice Samuele Fraternali dell’Osservatorio e-commerce B2C, “i dati vengono rivenduti ai ristoratori, che così possono profilare gli utenti, sapere quali prodotti vanno di più, quali sono i servizi preferiti, quali zone e fasce orarie rendono di più... Il ristoratore non paga tanto il dato, quanto la sua rielaborazione”.

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Il Sondaggio

Ritenete sia realistico il piano Di Maio per portare su strada, in Italia, entro 5 anni, un milione di vetture "ricaricabili" (al costo, secondo Bloomberg, di 9 miliardi di euro)?