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L’Unione Europea affronta il bimestre estivo portando a consuntivo il risultato di un giugno ancora ricco di vendite. Sono infatti 1.459.508 le automobili vendute nei 28 Paesi dell’Unione (Malta esclusa) che, se messe in relazione con le 1.364.858 vendite di giugno 2015, restituiscono una crescita pari al 6,93%. Un risultato davvero incoraggiante che riporta il mercato dell’auto ai livelli cui abbiamo assistito nell’ormai remoto 2007, poco prima che la crisi cominciasse a fare strazio dell’industria dell’auto. Analizzando i cinque mercati principali, è ancora l’Italia a giugno a ottenere il risultato più convincente (+11,9%), seguita dalla Spagna protagonista anch’essa di un risultato a 2 cifre (+11,2%) e poi dalla Germania che viaggia ancora molto forte (+8,3%). Quanto alla Francia, il risultato la relega nei pressi della parità (+0,8%); il Regno Unito infine si vede scendere in territorio negativo marcando un -0,8%, dovuto principalmente alla contrazione subìta dalle vendite a privati. In termini poi di risultato cumulato l’Unione Europea totalizza la vendita di 7.842.965 autovetture con un incremento del 9,37% rispetto al primo semestre del 2015 quando le vendite ammontarono a 7.171.186 unità. Considerando i singoli Paesi, sono ancora i Paesi Bassi l’unica nazione a muoversi al di sotto della parità mettendo in archivio una decrescita del 3,63%. Le performance migliori vanno ascritte, anche nel semestre, all’Italia (+19,2%) e alla Spagna (+12,5%), seguite da Francia (+8,3%), Germania (+7,1%) e Regno Unito (+3,2%).
Europa - Giugno 2016 - vendite per gruppi e marche
Europa - Giugno 2016 - vendite per Paese

Mercato, stock, Km0: chi vince al gioco dell’oca?

Ci risiamo. Il mercato ha dato numeri buoni a luglio, eccellenti ad agosto, il solito mese jolly. Un’estate apparentemente a gonfie vele, in Italia - in Europa  è stata addirittura clamorosa.  L’effetto Wltp, si è subito detto, ben sapendo quello che si diceva. Ovvero: la spinta delle campagne promosse da Concessionari e Case per smaltire gli stock di auto non conformi alle nuove procedure di omologazione in vigore dal 1° settembre ha prodotto quei volumi e quelle percentuali di crescita. Il punto è che, una volta di più, c’è da chiedersi se immatricolazione sia sinonimo di vendita. A occhio, non lo è, specie se si parla di vendita al cliente privato - che continua a tenersi abbastanza lontano dal mercato. Dunque, il giro appare essere il solito: si sono smaltiti gli stock rimpinguando altri stock. Che, in un modo o nell’altro, vanno a rimpinguare la flotta delle Km0, in carico ai Concessionari. Ad agosto, le Case non hanno praticamente fatto auto-immatricolazioni (e Fiat ha sacrificato così il 1° posto di Panda nella classifica dei modelli più venduti). I Dealer ne hanno fatto il 44,28% in più rispetto al 2017 - senza contare le 1.835 immatricolazioni intestate alle proprie società di noleggio a breve termine. Negli 8 mesi del 2018, sono arrivati a quota 160mila (+22.000 circa sul 2017), a fronte del -25,6% di quelle delle Case (-19.000 unità). I dati sono di Data Force e dicono che i vasi continuano a comunicare: da una parte le auto-immatricolazioni calano, dall’altra crescono. Che si tratti di forzature, lo lasciamo dire a chi le fa e poi se ne lamenta. Che il mercato finirà per pagare questo gioco è fuor di dubbio. Resta da capire quando. La speranza è che non sia necessario sedere sulla riva del fiume, per capire quando accadrà.

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Nessuna nuova sul fronte delle rappresentanze dei Dealer. Il che non è una buona nuova. Le strade, tra Federauto e i promotori della nuova associazione, si sono definitivamente separate con lo scambio di lettere di inzio estate. Posizioni inconciliabili, dialogo inesistente. Fine della possibile collaborazione. Che era la strada auspicata da qualcuno, all’interno della compagnia dei “fuoriusciti”: la Federauto a fare la propria politica, il nuovo gruppo con funzione di task force e l’incarico di occuparsi di uno dei tanti temi che incombono sul business e sugli imprenditori che lo portano avanti. Oggi lo spettro dell’aumento dell’Iva, domani quello del Regolamento europeo - solo per citare due delle aree di intervento in cui il lavoro di lobby potrebbe (avrebbe potuto?) risultare più che utile. Ma no: separati nella stessa casa, si procederà così.

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