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Il Panel intuisce il trend negativo di febbraio, pur non calcolandone esattamente le dimensioni. La diminuzione prevista, -4,36%, si è poi rivelata sostanzialmente inferiore al pesante -8,80% (quasi 8.000 unità per difetto), che ha trascinato il bimestre al -7,34% rispetto allo stesso periodo del 2019. D’altronde non era possibile prevedere che, oltre alle problematiche che stanno già attanagliando il settore, si sarebbe scatenata anche l’emergenza Coronavirus. Crollo delle vendite a Privati (-19% nel mese e -16% nel cumulato) e a Società (-12,9% e -8,6%) con il mercato sostenuto solo dai Noleggi (febbraio a +19% e bimestre a +18%), in particolare dal Breve termine che segna il +28,8% nel mese e il +28,6% nel bimestre. Qualche numero dal Panel: raccolta ordini di febbraio, -8,21% su febbraio 2019 e -4,97% su gennaio 2020; calo di quasi due punti percentuali nella quota di preventivi convertiti in ordini, scesi intorno al 20%; diminuzione della media contatti, scesa dai 741 di gennaio ai 525 di febbraio; flessione delle visite sui siti internet, dalle quasi 6.000 di inizio anno alle 3.700 scarse di febbraio. Calo del numero dei lead raccolti nel mese (131, rispetto ai 173 di gennaio) ma, unico spiraglio di luce, con una più alta percentuale di conversione in contratti (5,34%). In allarme gli operatori del settore, e in particolare l’Unrae che, in merito al blocco di quasi tutte le attività sul territorio italiano lascia presagire “un crollo delle immatricolazioni nei prossimi mesi”, rivedendo il pronostico di fine anno e stimandolo molto più vicino al milione e mezzo di unità piuttosto che al milione e novecentomila previsto poche settimane fa. L’Associazione delle Case automobilistiche estere si rivolge poi alle istituzioni: “L’epidemia potrebbe comportare pesanti impatti su un mercato dell’auto che ha già subìto una significativa flessione”. Quindi “in assenza di tempestivi e robusti interventi di sostegno”, oltre al calo previsto di vendite di circa 300mila veicoli rispetto al 2019, ritiene “di tutta evidenza che in termini occupazionali si potrebbe registrare un impatto di migliaia di unità nella sola catena di distribuzione e assistenza automobilistica” e auspica “una immediata accelerazione per sostenere il settore con iniziative concrete”. E l’emergenza, come già detto sopra, si avverte, in particolare, nelle concessionarie dei nostri Panelisti: oltre agli incerti risultati di febbraio, sono le previsioni di marzo a far paura. Il Panel prevede per il mercato italiano un crollo del 30% rispetto a marzo 2019 e una media raccolta ordini in concessionaria del -33,5%. Pronostici che, se paragonati a quanto successo in Cina (febbraio: vendite a -79,1% e produzione a -79,8%), dove però l’emergenza è scoppiata prima che da noi, sembrano quasi ottimistiche. Siamo appena entrati in un tunnel del quale non si intravede ancora l’uscita. La speranza si ripone in una pronta ripresa delle attività lavorative non appena l’emergenza sarà finita, ripresa che dovrebbe però essere corroborata da un intervento delle istituzioni a sostegno di tutto il settore.

È quasi calma piatta a febbraio, a livello nazionale, per gli sconti relativi a tutte le alimentazioni, ove l’unica variazione di rilievo riguarda le auto ad alimentazione alternativa che calano di 1,5 punti. Risibili gli aumenti per le Benzina e le Diesel, entrambi sotto il mezzo punto percentuale. Nelle aree geografiche spicca il calo delle Alternative, al Nord (-0,44 punti), ma soprattutto al Centro (-3) e nel Sud/Isole dove scendono di quasi cinque punti. In evidenza anche l’aumento degli sconti per le Benzina al Centro Italia e nel Sud/Isole per oltre due punti rispettivamente.

Quando tutto sembra crollare, lì il Diesel trova il terreno per risorgere. A febbraio aumenti di ordini e consegne a livello nazionale per 5,5 e 6,5 punti rispettivamente. Ma la vera sorpresa è il crollo del Sud/Isole, tradizionale roccaforte per questo tipo di alimentazione. Calo degli ordini di quasi 14 punti e di oltre 6,5 per le consegne. La crescita nazionale è quindi da ascrivere al Nord (+6,8 gli ordini e +6,7 le consegne), ma soprattutto al Centro Italia che registra aumenti per oltre 11 e 12 punti. 

Manifesto per chi vuole resistere

Nulla sarà più come prima, è il mantra che ci stiamo ripetendo davanti all’ignoto e ai relativi interrogativi – quando finirà? E come sarà quella che allora chiameremo “normalità”? – generati dalla pandemia di Coronavirus. E la storia del mondo domani o dopo potrà essere datata a.C. (avanti Coronavirus) e d.C. (dopo Coronavirus).
Non sfugge, né sfuggirà, a tale destino il mondo automotive a livello globale, ben dentro la tempesta perfetta. Sorpreso, travolto, molto preoccupato. Fabbriche chiuse, concessionarie chiuse, tutto fermo, immobile. Scenario di guerra. 
Il dramma – che è molto vicino a essere una tragedia – non è uguale per tutti. Soffrono tutti, ma qualcuno di più: per restare all’Italia, il comparto della distribuzione auto. Il colpo subìto lo ha messo in ginocchio, la terra non è mai stata tanto vicina. Nell’intervista che pubblichiamo, Adolfo De Stefani Cosentino, presidente dei Concessionari, dice tra l’altro: “Tra il 10% e il 20% delle aziende è a rischio chiusura”. Il Governo ha varato provvedimenti per le imprese ritenuti inadeguati dai Dealer, non idonei alla loro realtà: con fermezza e chiarezza gli è stato fatto notare, si aspettano risposte. Il Governo anche su questo tavolo si gioca la faccia, ma i Concessionari ci si giocano la vita. Non è lo stesso gioco. Insistere, e resistere: è ciò che la Federazione farà, e si spera che lo facciano anche le Case auto. Se davvero si è partner, alla guerra si va insieme.
Ma poi non c’è a.C. senza d.C. E il dopo, quella “normalità” per nulla somigliante alla normalità che fino a ieri abbiamo praticato, forse non è immaginabile, ma desiderabile certo lo è. Può bastare, per resistere. Per conservare o ritrovare la voglia di combattere. Esploratori dell’ignoto, forse in numero ridotto, ma sul pezzo, con rabbia e per amore (del proprio lavoro, dell’impresa che hanno ereditato o creato dal nulla): i Concessionari ci saranno.
Come tutti noi, oggi sono reclusi ma non per forza esclusi. Dal domani, quando verrà.
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