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Numeri, persone e fatti di prima pagina

Secondo i dati diffusi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nel mese di novembre sono state immatricolate 145.835 nuove auto. 11.045 in più rispetto alle 134.790 di un anno fa, con una crescita dell’8,2%. Dal punto di vista del risultato cumulato dei primi 11 mesi, le targhe sino ad oggi registrate sono 1.699.944 e l’aumento, rispetto alle 1.459.029 dell’analogo periodo dello scorso anno, è del 16,5%.

Mercato Italia - Novembre 2016

Ottobre 2016, dati Acea (Association des Constructeurs Européens d’Automobiles). Nei 28 Paesi dell’Unione Europea, Malta esclusa, sono stati immatricolati 1.104.506 veicoli nuovi, lo 0,02% in meno rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Sostanziale parità dunque, frutto dei risultati positivi di Italia (+9,7%), Spagna (+4,0%) e di un Regno Unito (+1,4%) preso da tutte le incertezze di una Brexit che continua a dividere. Ma soprattutto, considerando la tendenza al ribasso, frutto del brutto esito della Germania che fa segnare un calo del 5,6%, seguito da quello della Francia autrice di un insoddisfacente -4,0%. Quanto al cumulato dei primi 10 mesi, i veicoli targati da inizio d’anno sono stati 12.348.502 per un rateo di crescita pari al 7,2%, con tutti e cinque i principali mercati ancora ampiamente in territorio positivo. Specie l’Italia di cui sappiamo, seguita dalla Spagna (+10,8%) e poi dalla Germania (+4,9%). E poi ancora da Francia (+4,7%) e dal Regno Unito (+2,5%). Nei singoli brand, la perdita di ottobre (-7,8%) di Volkswagen porta il cumulato del brand tedesco al di sotto della parità; non bene nemmeno i tre marchi del Gruppo Psa, in particolare DS che, sempre a ottobre, piomba addirittura a -29,3%. Da segnalare infine tra i migliori la forte spinta di Mercedes capace di segnare a ottobre un +7,0%.
Europa - Ottobre 2016 - vendite per gruppi e marche
Europa - Ottobre 2016 - vendite per Paese

Ottobre ha aperto con un +9,75% l'ultimo trimestre del mercato Italia. Ancora una crescita, grazie alle 146.632 immatricolazioni (nel 2015 erano state 133.610), sia pure decisamente più contenuta rispetto al mese precedente. Ma se si considera il giorno lavorativo in meno rispetto a ottobre 2015, che vale circa 4,5 punti percentuali sul totale, ecco che il risultato si avvicina un poco di più all'andamento complessivo dell'anno, che ha visto una crescita continua a due cifre. Alla luce del risultato di ottobre, i primi 9 mesi del 2016 registrano un incremento del 16,7%, con 1.553.394 unità, oltre 222.000 in più dello stesso periodo del 2015, chiusosi a quota 1.330.885.
In questo quadro, spicca ancora la flessione delle vendite ai privati, che registrano una flessione del 4% con una quota che scende, di 8,5 punti percentuali, appena al di sotto del 60%. Nel cumulato gennaio-ottobre poco più di 6 vetture su 10 sono state vendute a privati (61,5% di quota) per effetto mix canali di vendita, alla luce della spinta forte garantita da società e noleggi, che beneficiano anche del Superammortamento. I noleggi in ottobre sono cresciuti del 44,6% (quota del 17,7%) grazie in particolare all’andamento del breve termine (+123,1%). Molto positivo però anche l'andamento del lungo termine (+30,4%). Nel cumulato, il noleggio è stabile rispetto allo scorso anno, con un 20,7% del totale e una crescita in volume del 17,9%. Quanto alle società, la crescita in ottobre è stata del 35% circa, con una quota salita di oltre 4 punti percentuali (22,7%).
Alla luce del risultato di ottobre, Massimo Nordio, presidente Unrae, ha confermato la previsione di una chiusura di anno a quota 1.850.000 immatricolazioni, con una crescita quindi del 17% circa sul 2015, ed ha previsto un 2017 in cui "le immatricolazioni di autovetture dovrebbero stabilizzarsi su una crescita del 5,4%, a 1.945.000 unità".
Mercato Italia - Ottobre 2016

35,4 miliardi di euro. Questa è la proiezione del mercato auto nuove 2016, elaborata dal Centro Studi Fleet&Mobility sulla base della stima Unrae di chiusura a 1.850.000 targhe. Già superato, quindi, il valore di 35 miliardi registrato nel 2009 con un mercato da 2.150.000 immatricolazioni. Nel 2009 il valore medio di acquisto era di poco superiore ai 16mila euro, mentre nel 2015 era salito a 19.100. La ragione sta soprattutto, ma non solo, nelle scelte degli italiani, che in questi anni si sono orientate di più verso Suv e Crossover (24% nel 2016 rispetto al 9% del 2009).

Settembre porta un'altra crescita dell'auto in Europa, che ancora una volta si dimostra consistente, ma soprattutto ben distribuita tra i Paesi del Vecchio Continente in generale. Nei 9 mesi, le immatricolazioni dell’Europa 28+Efta hanno superato con un mese di anticipo rispetto al 2015, la soglia degli 11 milioni di vetture registrate a 11.607.266 unità, 830.000 in più rispetto allo scorso anno, quando risultavano immatricolate 10.776.740 auto, con un incremento, quindi, del 7,7%. Il solo mese di settembre cresce del 7,3% con 1.496.206 vetture vendute (1.394.734 nel settembre 2015).
Europa - Settembre 2016 - vendite per gruppi e marche
Europa - Settembre 2016 - vendite per Paese

L'automobile che corre e uno Stato presente ma assente

Il Piano Industria 4.0; la produzione industriale in Italia; l’apertura all’elettrico da parte dell’industria globale dell’auto, così come è stata esposta a Parigi; le alleanze che l’industria europea dell’auto ha stretto con quella delle telecomunicazioni; la sicurezza stradale esposta ai rischi connessi all’uso dello smartphone mentre si è alla guida.

Sono i temi che, insieme con molti altri, questo numero di InterAutoNews approfondisce. C’è un elemento comune che tutti li unisce – oltre all’automobile, certo. È il silenzio dello Stato italiano, per bocca delle sue istituzioni. La sua assenza. Anzi, peggio: la sua presenza/assenza. Che, è noto, è ben più dannosa e difficile da gestire. Perché illude. Crea aspettative e contemporaneamente le delude.

Lo Stato italiano è presente quando si prepara il Piano Industria 4.0 che darà una svolta all’economia del Paese. È presente quando può nutrirsi della spinta che l’automobile dà all’intera industria italiana. È presente quando sostiene di voler sostenere la diffusione delle alimentazioni alternative e di avere allo studio, se nono già pronti, piani per la diffusione delle stazioni di ricarica per i veicoli elettrici. È presente quando iscrive il suo nome tra gli stati membri Ue che partecipano al piano Automotive-Telecom Alliance. È presente quando c’è da battere la grancassa sulla sicurezza stradale.

Quando è il momento di passare alla cassa, quando si parla di…, quando c’è da spendere il nome Italia per apparire, quando è il momento dei proclami. Quando c’è da fare questo, lo Stato c’è. Ma dopo diventa un convitato di pietra, muta presenza inquietante e minacciosa - per citare. Non risponde. Non si connette. Eppure c’è. Un’ombra incombente. Un freno, non un volàno.

Lo è quando l’automobile risulta esclusa dalla proroga del superammortamento del Piano Industriale 4.0. Quando nella cabina di regia per la gestione dello stesso non include il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Quando puntare sul mercato italiano rappresenta una scommessa al buio per le Case che abbracciano l’elettrico. Quando si tratta di garantirla sulla strada, ogni giorno, la sicurezza: eccellente l’introduzione del reato di omicidio stradale, ma dov’è la prevenzione attraverso l’educazione? E dove l’attenzione alle condizioni delle strade? E dove la fondamentale presenza dissuasiva delle polizie sul territorio?

L’industria dell’auto corre. In passato ha cavalcato e prodotto cambiamenti nello stile di vita della società. Oggi forse ha perso quella spinta propulsiva. Ci ha messo del tempo prima di assorbire le novità imposte dalle nuove tecnologie all’evoluzione della società. Ma poi è partita. E si muove veloce. Corre, adesso. E si evolve a sua volta. È nel suo interesse colmare il gap. Perché lo faccia è evidente (il mercato) ma qui alla fine poco importa. Se davvero lo scandalo diesel è alla base della virata elettrica di Volkswagen, meglio che sia scoppiato. Se i produttori di automobili hanno cominciato a considerare sé stessi come parte di un tutto sostenibile e condiviso, e domani anche a guida autonoma, a causa (anche) dell’offensiva di Google e Apple, grazie anche a Google e Apple. L’evoluzione dell’industria dell’auto nel mondo la vediamo, non ne sentiamo parlare soltanto.

In Italia, quando l’Unrae, nella persona del presidente Nordio, commenta i buoni risultati del mercato 2016 e chiede un intervento dello Stato, non chiede soldi, non chiede incentivi: chiede che venga creato un tessuto connettivo, un progetto condiviso, un riferimento chiaro - e durevole - al quale l’industria dell’auto possa rifarsi all’interno del settore della mobilità in Italia. Lo fa, Nordio, perché presiede l’unione degli importatori che devono vendere automobili nel nostro Paese e per farlo si appellano a istanze alte (il parco circolante obsoleto, per esempio)? Vale il discorso fatto prima: se il parco circolante venisse svecchiato sarebbe un vantaggio per la collettività, in termini di sicurezza e impatto ambientale, non solo per chi vende auto.

Con molto realismo, di recente Gianluca Italia, responsabile Fca del mercato italiano, ha detto che quanti operano sulla scena dell’automobile nel nostro Paese devono fare da soli. Drammatico realismo. Se ragioniamo sul breve termine, diciamo dicembre, e solo in termine di vendite, è così che deve essere perché questa è la realtà italiana: l’automobile deve fare da sola, e d’altronde lo sta facendo con buoni risultati, quest’anno. Ma dopo?

Ecco, ma dopo? In questo senso ci piace pensare al tessuto che ogni cosa lega, alla connessione tra tutti, al progetto condiviso sulla mobilità che abbia ampio respiro. Come ad una visione, cioè, che nasce da quella domanda. Che dovrebbe il punto di partenza di ogni iniziativa. Privata o pubblica. Nel mondo dell’auto, e soprattutto fuori. Dentro lo Stato, per esempio. Ovunque esso si trovi. Nell’ombra, adesso.

 

Il Sondaggio

Dopo il risultato del 2016, su quale percentuale di crescita prevedete che si assesterà il mercato 2017?